L'acquedotto Una stereoscopia del 1880 che oggi ha più valore di un trattato per il suo impatto visivo sull'acquedotto longobardo-normanno Per la prima volta si può vedere come si forma il paesaggio urbano con tutti gli archi costruiti fino al decimo secolo dai Longobardi SALERNO Quando nel 1839 Daguerre scoprì per primo la fotografia, le bellezze greco-romane e i paesaggi diventarono soggetti molto ricercati dai pionieri delle immagini fatte con la luce. In questa gara molto avvincente tra i primi fotografi la Campania diventò il posto più frequentato in Italia. Qui tra le località le immagini più richieste tra i collezionisti europei, in ordine di tempo, furono dapprima la capitale del regno di Napoli, poi Paestum, Salerno e infine la costiera amalfitana. A Paestum erano dimenticati dai più i templi e le tombe della Magna Grecia, a Salerno invece si trovavano al centro della città i resti delle civiltà Longobarda e Normanna. Il Principe Arechi II nel 774 si trasferì dal Principato di Benevento a Salerno dove innalzò la reggia del nuovo potere. A breve distanza da Palazzo Arechi, per assicurare l'acqua alla città fece edificare un acquedotto a caduta con archi a sesto acuto. E infatti da allora il centro storico diventò la vera città, fatta di chiese e fortificazioni. E in effetti le fotografie che pubblichiamo sono state ritrovate nella raccolta di un collezionista cittadino. Nel nostro caso in particolare proponiamo una stereoscopia del 1880 che oggi ha più valore di un trattato per il suo impatto visivo sull'acquedotto longobardo-normanno. Per la prima volta si può vedere come si forma il paesaggio urbano con tutti gli archi costruiti fino al decimo secolo dai Longobardi. Dal secolo successivo, Roberto il Guiscardo, che al suo arrivo sposò la principessa longobarda Sichelgaita, innalzò nel cuore del centro storici lo splendido Duomo in stile romanico. La stereoscopia, che con buona sicurezza potrebbe essere attribuita al francese Firmin Eugéne Le Dien più volte in Campania e a Salerno, ci mostra, dopo oltre un secolo, molte novità che prima ignoravamo. La ripresa fu realizzata con una macchina fotografica a due obbiettivi che non solo richiedeva tempi di esposizione più veloci ma consentiva di vedere nello stereoscopio le immagini in rilievo, come era di moda nei salotti della borghesia francese e inglese. Ma in più Le Dien, disponendo di alcune informazioni storiche sugli acquedotti, sapeva bene che la parte superiore di Via Arce era stata realizzata dal francese Roberto il Guiscardo. Nella seconda fotografia, ripresa intorno agli anni 30 del Novecento, si vede chiaramente che all'epoca gli archi non erano stati ancora inglobati dai palazzi. Un indizio attendibile infatti è il vestito corto che scopre le gambe della donna mentre sciorina i panni. Un simile indumento viene indossato dalle salernitane in quel periodo. Ecco come le due immagini viste oggi sono dei veri documenti che andrebbero a far parte di un volume di storia del paesaggio per far conoscere agli appassionati di architettura l'epoca in cui cominciò il sacco di Salerno. In maniera approssimativa si può sostenere che la cancellazione degli acquedotti di Via Arce ebbe inizio nel 1970, all'epoca della famigerata legge Ponte. Anche la bella immagine di Palazzo Edilizia rappresenta un posto della città trascurato dalla storia. Quando fu inaugurato, nel 1924, il fascismo era all'opera da soli due anni e Palazzo Edilizia era uno dei pochi edifici costruiti sul Lungomare. Allora stava per partire il trasferimento urbanistico e architettonico della città sul mare. Mancavano ancora il Municipio, la casa del fascio, le Poste, la Camera di Commercio e il tribunale. Il valore storico della fotografia è dato dalla folta piantagione di Palme che conferma che a Salerno i giardini di palma dactilifera erano floridi prima che il punteruolo rosso di questi anni le distruggesse.