NAPOLI - L'assessore regionale Eduardo Cosenza l'8 dicembre scorso annunciò: «Sono partite le gare per le opere che rientrano nel Grande progetto centro storico. In particolare sono stati banditi i primi quattro lotti di lavori per complessivi 20,9 milioni di euro. In dettaglio, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea il bando per i lavori relativi al complesso dei Gerolomini (per un valore di 7,7 milioni di euro) e sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i lavori per l'Insula del Duomo (per 4 milioni di euro), per il complesso monumentale di San Paolo Maggiore (per altri 4 milioni) nonchè per quello dei Santi Severino e Sossio (5,2 milioni)». Insomma opere che prevedono il restauro di grandi monumenti del centro storico. I Gerolamini, appunto o l'Ospedale della Pace. Ma sembra strano, che nelle opere messe al bando non vi sia prevista alcuna figura specializzata per il restauro dei monumenti. A sollevare la polemica è l'Ordine degli architetti con un documento in cui si chiede «un osservatorio congiunto e permanente tra forze istituzionali e le professioni, per migliorare procedure e progetti sul patrimonio Unesco di Napoli». Una nota giunta attraverso il dipartimento guidato dal consigliere Ciro Buono, che vuole mettere a fuoco la complessità degli interventi sul costruito storico. Cuore del problema, appunto, la procedura di gara dei lavori di riqualificazione con la pubblicazione dei bandi relativi ai primi quattro lotti di lavori. «Di fatto - si sottolinea - è scomparsa la competenza degli architetti sui temi propri del restauro architettonico e dei monumenti». Buono evidenzia che i bandi «sanciscono l'esecuzione dei lavori sulla base del solo progetto definitivo, senza gli elaborati necessari alla comprensione e alla conoscenza profonda del monumento, fondamenti essenziali di un progetto di restauro». Con rischi evidenti «che si traducono in interventi non precisamente definiti e rigorosamente controllati, come quello, fra tutti, riguardante il generico percorso panoramico in acciaio inox sul Duomo, o la sistemazione del nuovo solaio per il primo atrio dell'Archivio di Stato». C'è dell'altro. «Come mai per la progettazione esecutiva degli impianti di climatizzazione della basilica di San Paolo Maggiore non è richiesta la qualifica di un architetto esperto in restauro architettonico? Si vuole forse sancire l'indipendenza delle scelte impiantistiche dalle tematiche più complesse del restauro architettonico?» Profondo il dissenso degli architetti di fronte a queste decisioni. «Queste soluzioni - conclude polemicamente il comunicato - non hanno più nessuna ragion d'essere, né possono più trovare giustificazioni dal punto di vista amministrativo o tecnico giuridico, in cui le regole dell'appalto invadono quello proprio del progetto, indipendentemente dagli obiettivi».