Albergatori e operatori culturali sollevano il problema del Maggio. Il Comune: "Niente soldi, e i privati non prendono iniziative" "Macché bocciati, non sappiamo vendere gli eventi" In vista della prossima edizione del Maggio dei Monumenti, gli albergatori e gli operatori culturali napoletani lamentano la mancanza di un'adeguata comunicazione e pubblicizzazione degli eventi artistici e culturali della città. "Manca dicono un vero coordinamento sulle singole iniziative con le istituzioni. Se esistesse una sinergia, sarebbe un vantaggio per tutti". La replica del Comune, attraverso le parole dell'assessore Giulia Parente: "Non possiamo certo fare tutto da soli, il Comune non ha soldi e il Maggio non può attirare folle oceaniche di turisti stranieri". Qualche giorno fa, alla Borsa del Mediterraneo in corso alla Mostra d'Oltremare, è stata presentata una ricerca della facoltà di Economia che ha messo in luce le contraddizioni della gestione di turismo e cultura nella città. Tra i problemi, il rapporto qualità-prezzo. Gli albergatori si difendono: "Abbiamo i prezzi più bassi d'Italia, parliamo del 30-40 in meno". A CHI li accusa di offrire un cattivo rapporto qualità-prezzo, gli albergatori e gli operatori turistici di Napoli rispondono con stupore. 1 loro prezzi, sottolineano, sono i soli ad essersi addirittura abbassati, se non sono rimasti quelli dell'anno scorso, 30-40 per cento in meno del resto d'Italia. La colpa non è certo loro, dunque, se Napoli in questa materia viene bocciata. La Borsa Mediterranea del Turismo in corso alla Mostra d'Oltremare ieri ha messo l'accento su altre ragioni del malessere di una città che si proclama "d'arte", salvo venir meno in alcuni fondamentali momenti. Un sondaggio della facoltà di Economia ha rilevato insufficienze di vario genere. Quella che si ripropone però con maggiore insistenza e gravita è il coordinamento tra istituzioni che producono eventi e la "vendita" del prodotto nel resto d'Italia e all'estero. A metà strada sta l'informazione, la divulgazione di quanto accade a Napoli, che continuando a fare notizia per la cronaca nera e la mancanza di sicurezza, non ce la fa ad affermarsi nelle pagine culturali nazionali degli organi di informazione, imponendo quanto di buono produce. Si da il caso che negli ultimi quindici giorni sia stato aperto un nuovo palazzo delle arti, Pan, che può ospita recentinaia di visitatori offrendo eventi multipli: "palazzoartinapoli.net " è il sito in cui vengono date tutte le informazioni sui tre program block espositivi che occuperanno l'intero anno e oltre, le visite didattiche, le proiezioni di artecinema. Collegarsi per credere. Ma Lòrànd Hegyi, il direttore artistico, afferma di essere stato costretto a fare un"porta a porta" che tocca addirittura i singoli luoghi di ritrovo cittadini: ristoranti, alberghi. Una situazione nella quale si riconosce anche il teatro San Carlo, con la responsabile del marketing e biglietteria Patrizia Sughi. «Abbiamo battuto questa strada già da qualche anno, e comincia a dare i suoi frutti. Oggi abbiamo un notevole incremento di turisti stranieri nel nostro pubblico». Con il soprintendente Gioacchino Lanza Tornasi si era provato a inserire il lirico nel circuito di Artecard: «Ma non si sono avuti grandi risultati, purtroppo il coordinamento funziona soprattutto tra i musei». Pan, strapubblicizzato sui periodici specializzati, ha avuto poca risonanza tra i "comuni mortali". E sta in pieno centro, anche sotto gli occhi dei più distratti. C'è da preoccuparsi, allora, se la strategia dovesse essere la stessa, per Palazzo Donnaregina, in via Settembrini, l'altra struttura sponsorizzata dalla Regione e di prossima apertura, che si troverà in una zona da raggiungere apposta. «Noi di Pan dice Hegyi, che con Marina Vergiani "governa" Palazzo Roccella abbiamo tre anni di mostre da raccontare sin da ora. Vorrei incontrare direttamente il direttore dell'ufficio del turismo, siamo in grado di concepire programmi speciali anche per i turisti e se ci informano sui periodi e la frequenza si può pensare insieme a una strategia della pubblicità. Il vero problema è una programmazione della comunicazione che in realtà non è stata ancora organizzata. Ma presto avremo una brochure, un folder da distribuire in giro». «Vengo dall'esperienza del Maggio Fiorentino racconta Patrizia Sughi La Toscana ha una tradizione di associazionismo e cooperative che Napoli non ha, ma sarebbe vantaggioso per tutti se qualcuno che rappresenta le istituzioni riuscisse a riunirci intorno a un tavolo e a creare così un coordinamento». Concorda Martella Utili, direttore del Museo di Capodimonte. «Un tentativo ci fu con la mostra su Bacco di Caravaggio: promuovemmo una convenzione con i cinema. Devo dire che questo tipo di organizzazione non è infrequente: noi comunichiamo sempre alla soprintendenza regionale le iniziative,e loro le divulgano in una piccola pubblicazione, come fa anche Artecard. Poi c'è "Qui Napoli" dell'ente del turismo, che vedo spesso in circolazione». È evidente che però non basta, non esistendo un "Village Voice" napoletano per offrire le dritte giuste al visitatore senza che nessuna venga saltata. Pasquale Gentile è il presidente dell Adan, che riunisce 80 albergatori: «Non ho visto molta pubblicità né sulla mostra di De Chirico, né di Velàzquez. Bisogna investire in pubblicità fuori dalla Campania, stabilendo un adeguato budget, che poi risponde alla logica dell'investimento, valida anche quando si ha a che fare con bilanci ridotti. Recentemente l'assessore Luca Esposito ha espresso l'idea del budget per la promozione: una scoperta che non doveva essere fatta oggi, comunque è l'inizio di un discorso». Umberto Bausano, con i suoi due "tre stelle" nella zona flegrea, ha investito sul turismo del futuro. Ma nel frattempo risente del Maggio dei monumenti povero. «Ho ribassato i prezzi del 18 per centodicema non è bastato. È previsto come evento allettante solo un concorso ippico in piazza Plebiscito e perciò a questo proposito non è il caso di parlare di masse di turisti in arrivo. Per fortuna l'effetto deleterio della faida camorrista ha avuto un provvidenziale stop, ma sono troppe le variabili con le quali fare i conti».