Erbacce alte, scritte sui muri e il proscenio dell'anfiteatro usato anche come parcheggio Un anno speso (quasi) inutilmente e a dodici mesi dalle nostre segnalazioni del degrado e della sottoutilizzazione del patrimonio archeologico cittadino, il solo complesso delle Terme Romane ha ricevuto le attenzioni dovute, ma è ancora malinconicamente chiuso, così come il resto dell'offerta culturale di età romana in città. Quel che è peggio è che per lo più questi gioielli d'arte antica, incastonati nel quotidiano e nel vissuto del Colle, sono lasciati all'incuria e all'abbandono, preda di vandali e scostumati: è quel che capita al parco della Civitella, dove la manutenzione appare del tutto insufficiente. Ancora cartacce e rifiuti buttati, erbacce alte, incuria, scritte sui muri, addirittura il proscenio dell'anfiteatro usato spesso come parcheggio. I Tempietti romani, invece, che fino al 2012 erano tenuti aperti grazie ad una convenzione, sono chiusi da oltre un anno, se si eccettua la serata del trekking urbano dello scorso 31 ottobre. Una seconda apertura straordinaria, prevista per l'allestimento di una evento musicale ed enogastronomico al loro interno durante le festività natalizie (ed inserita nel programma delle manifestazioni del Comune) è saltata per il mancato intervento dei tecnici dopo le piogge di inizio dicembre che hanno reso inagibile il piano sotterraneo della struttura e hanno fatto saltare l'impianto elettrico. «La verità ci ha spiegato Concetta De Sanctis, una delle animatrici dell'associazione "Scopriteate", che si è impegnata negli ultimi anni proprio ai tempietti è che le varie Soprintendenze hanno a mala pena i soldi per pagare i custodi. Di conseguenza la manutenzione ordinaria è a malapena fattibile, figuriamoci quella straordinaria». Ma non è solo una questione economica: «L'unico consiglio azzarda De Sanctis che potrei dare a Comune e Soprintendenza è davvero quello di avere "larghe intese": si dovrebbe lavorare per i beni comuni senza divisioni di sorta. Solo unendo le forze si superano i dissidi. Insomma potremmo vivere d'arte facilmente, se ne arricchirebbe la città, quindi il Comune, quindi la Soprintendenza: che senso ha rivendicare competenze, poteri, possessi? Secondo me, a Chieti per una efficace gestione del patrimonio manca l'umiltà e la voglia di farlo. Di farlo davvero». Unico faro di speranza in questo panorama deprimente sono gli interventi realizzati alle terme romane: il mosaico dell'ambiente centrale è stato oggetto di un primo intervento di pulizia e restauro ad opera degli studenti dell'università.