La Provincia non ci sarà più (se verrà approvato il Ddl Del Rio), nascerà la Città metropolitana di Firenze. Ma non è solo un problema istituzionale: c'è da costruire l'identità di un luogo ancora virtuale. Per capire se e come sia possibile, oggi, al Teatro Studio di Scandicci, ne parlano filosofi, politici, architetti, storici: cioè Andrea Barducci, Presidente Provincia di Firenze, il sindaco di Scandicci Simone Gheri, Franco Farinelli, l'assessore provinciale Marco Gamannossi, il critico Pietro Gaglianò, Anna Lambertini, Patrizia Mello (dalle ore 17). Ma anche scrittori come Enzo Fileno Carabba, autore del testo della performance di Giancarlo Cauteruccio La signorina Metrò, in scena alle 21.30 interpretato dall'attrice Patrizia Schiavo. Una riflessione che toccherà l'idea stessa di un territorio. E qui c'è la sorpresa. A parlare del paesaggio arriverà Christophe Girot. Per l'architetto svizzero, grande paesaggista, è un ritorno: era suo il progetto del Parco di Castello, ideato insieme al compianto Vittorio Savi. Progetto saltato per le inchieste sull'operazione Fondiaria (finita con l'assoluzione di tutti gli indagati). Un progetto che prevedeva già la possibilità della pista dell'aeroporto parallela. «Davvero fanno la pista?» domanda, sorridendo, Girot. Consapevole che «l'estetica dipende dalla volontà, dalla politica». Sembra un bestemmia, pare impossibile che possa cambiare qualcosa di così radicale a Firenze, un luogo con un paesaggio percepito ormai come «stabile». «Il paesaggio è lo specchio di ciascuna epoca, quello di Castello è frutto delle scelte dei Medici, rinascimentali. Era un'epoca ricca, poderosa, c'era l'invenzione della banca, con un potere e un finanziamento che non era abituale. Quando vediamo il paesaggio oggi, vediamo il frutto della rendita economica e politica del mondo». E la Piana ha subito pesantemente l'effetto delle scelte (e non scelte) degli ultimi 60 anni, che ne hanno stravolto l'idea rimasta intatta per secoli. «Se i Medici vedessero come l'hanno ridotta, sarebbero sconvolti» sentenzia Girot, convinto che «il paesaggio attuale è il risultato di una debolezza politica, la politica non può pensare ad un paesaggio che ha bisogno di avere almeno 50 anni per trasformarlo. Ogni 3 anni invece si vota, la vita del politico dura questo tempo: una quercia diventa invece bella dopo mezzo secolo». Insomma, meglio il Principe? «Il Rinascimento era la scelta del Principe, in senso machiavellico, poteva prendere una decisione tirannica. Il paesaggio che noi qualifichiamo come bello è espressione di una scelta politica. Noi siamo una società molto più complessa, frammentata» e che ormai ha perso anche il senso del paesaggio, «dalla casa rinascimentale si vedeva tutto il territorio, la nostra visuale oggi è al 95 per cento quella da un finestrino di un'auto, di un treno, di un bus». Eppure, proprio il convegno di oggi dimostra che «sarebbe una bella opportunità fare una città di grande scala. Penso che Firenze potrebbe inventarsi, riprendere in mano la questione del paesaggio, con un cambiamento volontario». Ma prima c'è da capire che diavolo è, questa città metropolitana. Dopo il convegno ci penserà lo spettacolo di Carabba a provare a dare una risposta: l'autore ne ha già raccolte molte, da intellettuali come Luca Scarlini o Paolo Baldeschi fino a bambini, a cui ha fatto proprio questa domanda. «Una scrittura partecipata la definisce Carabba Manipolando quegli spunti ho scritto questa storia dove si racconta di una città metropolitana giovanissima, appena nata (forse neanche nata) che va in giro facendo domande a coloro che la abitano per capire chi è».