Arriva in elicottero, poi la conferenza e le minacce legali: «Onore leso» PRATO L'orgoglio, «l'onore leso», il giudizio (negativo) altrui. Sono i motivi che ieri hanno spinto Vittorio Sgarbi a prenotare un volo urgente in elicottero da Roma a Peretola per arrivare in fretta a Prato, la città dove ha presentato la sua candidatura alla direzione del museo per l'arte contemporanea Luigi Pecci. La minaccia «Non metterò più piede in questa città se non mi fanno subito direttore» non deve però ingannare. Sgarbi pare non avere davvero paura della mancata nomina. Sono altre le forze motrici del livore. Infatti ha spiegato, bando di gara alla mano, che la commissione di tre tecnici nominati per valutare le trentotto candidature non può decidere. «Può solo dare suggerimenti. Sarà il consiglio direttivo del museo presieduto dal sindaco Roberto Cenni chiarisce a decretare la nomina». E Cenni ha caldeggiato da subito la candidatura del critico ferrarese, su cui davvero peraltro il sindaco avrà l'ultima parola. Il vero cruccio di Sgarbi, il motivo del blitz pratese in elicottero, è quello di rimarginare una ferita mediatica e artistica, per lui insopportabile. Quella creata dalla stoccata della commissione di tre membri che non lo ha ritenuto idoneo. Una pratica da sbrigare più in fretta possibile, nello stile noto ai telespettatori (più che agli appassionati d'arte). «CamerieriIncompetentiGente con zero titoliCapreCommissione abusiva...». Il campionario di irrisioni riservate ai tre componenti della commissione è persino superiore allo standard di insulti solitamente messo in campo da Sgarbi. Che, non pago di aver organizzato un incontro per dire la sua nell'hotel che guarda in faccia il Centro per l'arte contemporanea, ha snocciolato un'ora e mezza di parole «sull'incompetenza» di coloro che lo hanno giudicato. I curricula di Fabio Gori, Patrizia Asproni e Pierluigi Sacco sono stati setacciati e derisi per tutto il tempo, senza far mancare il confronto con il curriculum di candidatura che il critico ha inviato al museo, con tanto di copia cartacea distribuita all'ingresso. Nel tritacarne dell'ex sottosegretario al ministero per i Beni culturali è finito (ancora una volta) anche Francesco Bonami, al quale sono stati riservati numerosi improperi, seguiti dalla lettura pubblica dell'articolo che criticava l'eventuale nomina di Sgarbi alla direzione del Pecci (pubblicato domenica scorsa sul Corriere Fiorentino). Infine sono arrivate le minacce di ricorso alle sedi legali, in un corposo potpourri che mischia l'indignazione alla presunta «diffamazione» denunciata da Sgarbi, che si riserva anche di «valutare se ci sono gli estremi per far annullare l'intero concorso dal Tar». Nel lungo intervento del critico c'è stato anche il racconto di una telefonata avvenuta ieri fra lui e il sindaco Cenni. Quest'ultimo gli avrebbe «offerto di dirigere altre strutture cittadine», ma Sgarbi non vuole saperne: «Ora mi aspetto delle scuse pubbliche dalla commissione e la nomina a direttore del Pecci; è l'unico modo per ristabilire il patimento di un disonore». Show e possibili querele (da e per Sgarbi) a parte, alla città non sfugge che in qualche misura su questa vicenda si gioca anche un pezzo dell'appeal politico di Roberto Cenni. La decisione della commissione ha creato una frattura, una posizione da cui è impossibile tornare ad una decisione condivisa senza bocciare Sgarbi. Probabilmente, il sindaco, ha ora il potere di forzare la mano. Anche se non è dato sapere se lo voglia fare davvero o se gli convenga.