Marco Vitale: gestione ristretta ma di alto profilo MILANO «Poche risorse per il monumento? Lamentarsi per la mancanza di fondi è solo un alibi per fare poco, è lo slogan dei cattivi burocrati. I soldi ci sono, basta sapere dove trovarli». Marco Vitale, 78 anni, economista d'impresa originario di Brescia e studente del collegio Ghislieri di Pavia, scende in campo per la Certosa, il gioiello pavese minacciato dall'incuria. Il Comitato per la tutela e lo sviluppo del complesso lo vorrebbe commissario straordinario. «Serve una centralità di gestione e un nuovo coordinamento per formulare un progetto di rilancio della Certosa e chiedere finanziamenti», ha detto più volte Franco Maurici, avvocato di Italia Nostra e membro del comitato, pensando alla figura dell'economista bresciano. Vitale, che il 28 gennaio ha partecipato all'ultimo incontro del Comitato (presenti anche Paolo Ferloni, professore dell'ateneo pavese, ed Eugenio Rossi della Bicocca di Milano), ha risposto presente, mettendosi a disposizione della causa: «Non so se per la Certosa sia indispensabile un vero e proprio commissario straordinario», ha detto Vitale. «Questa figura è utile se ha seguito, se per la Certosa si pensa a un'opera collettiva di rilancio, non se deve fare tutto da sola». Come dire: mi candido a commissario se c'è un gruppo forte a sostenermi. «Sono molto felice, comunque, di poter dare una mano». La prima mossa di Vitale sarà, dunque, quella di rinforzare il comitato nato qualche mese fa: «L'obiettivo è risvegliare la volontà di rilanciare la Certosa che è oggi un bene trascurato, fisicamente e idealmente. Dobbiamo creare un soggetto forte che si rinsaldi attraverso opportune alleanze con enti qualificati come il Fai e l'università di Pavia. Nei prossimi giorni prenderò contatti con il vicepresidente del Fai, Marco Magnifico, e con Pietro Petraroia (direttore di funzione specialistica Expo 2015 per Eupolis Lombardia). L'ideale sarebbe costituire un gruppo ristretto di persone che si riunisca a breve, con la guida di Virginio Rognoni». La ricetta è quella di cambiare la gestione attuale: «I monaci devono solamente esercitare la funzione religiosa della Certosa. La gestione del monumento deve essere, invece, messa nelle mani di qualcun altro». E se per qualcuno un ostacolo al rilancio del complesso è la mancanza di risorse, per Vitale non è così: «I fondi ci sono sempre e possono arrivare non solo dallo Stato ma anche dai privati, dagli sponsor e soprattutto dall'Europa le cui risorse in genere in Italia usiamo poco e male». Non solo: «Quando i preventivi per i restauri di un bene vengono chiesti da un operatore privato sono spesso più bassi di quelli ottenuti da un ente pubblico». Nel frattempo, le Soprintendenze (che avevano chiesto sei milioni per partire con gli interventi più urgenti) presenteranno entro il 31 marzo una domanda di finanziamento all'Unione europea. Mentre è stata di nuovo posticipata la riunione, prevista per questo gennaio, per stipulare una nuova convenzione tra il Demanio, proprietario del complesso, e gli otto monaci cistercensi che hanno in gestione la Certosa. In attesa dei nuovi eventi.