Da febbraio visitabile il sito del Campidoglio romano VERONA Era l'edificio più importante e rappresentativo di tutta la città, ma la storia gira, le cose cambiano, e le fondazioni del Campidoglio romano, il tempio dedicato a Giove, Minerva e Giunone, divennero un immondezzaio. Triste, ma ricchissimo di preziose informazioni per gli archeologi che anche attraverso i rifiuti, oltre che dalle architetture residue, hanno potuto ricostruire importanti tasselli della vita e delle abitudini dei cittadini nei secoli passati. Una storia che da sabato 8 febbraio, giorno dell'inaugurazione, sarà visitabile da tutti, gratuitamente e regolarmente per due giorni alla settimana. È il sito archeologico sotto la Loggia delle Sgarzerie, che sarà aperto finalmente dopo anni di scavi e di ricerche (durati dal 1988 al 2004), grazie alla sinergia tra Ministero, Fondazione Cariverona, Comune e Associazione Archeonaute. «Un'apertura che rappresenta la prima maglia - spiega il Soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tinè - di quella rete che dovrebbe collegare e rendere facilmente accessibili al pubblico le decine di siti archeologici recuperati a Verona negli ultimi decenni, sparsi tra proprietà pubbliche e private, andando a costituire quel parco archeologico diffuso auspicato dalla soprintendenza». In una città i cui resti antichi sono tra i meglio conservati una simile iniziativa andrebbe a costituire un'ulteriore attrattiva turistica, ma si tratta di affrontare costi e superare difficoltà per la messa in sicurezza, l'accesso e la gestione. «In corte Sgarzerie si trova uno straordinario palinsesto di strutture archeologiche - spiega Brunella Bruno, direttrice del nucleo operativo di Verona della soprintendenza - che saranno illustrate ai visitatori non solo con visite guidate ma anche attraverso sistemi multimediali che stiamo preparando. Edificato nella seconda metà del I sec. a.C. sul lato settentrionale del Foro, il Campidoglio aveva un fronte colonnato largo 35 metri ed era lungo circa 42. Su tre lati correva - prosegue - tutt'intorno al tempio un porticato che aveva anche la funzione di archivio. I resti del criptoportico che stava al di sotto sono quelli oggi visibili negli scavi, assieme alle fondazioni di altri edifici successivi. Dal IV secolo cadde in abbandono, e fu sistematicamente spoliato per recuperare materiali costruttivi». Un'apertura al pubblico che il soprintendente Tinè definisce frutto «di un momento di bella sinergia con il Comune di Verona che dimostra di capire le potenzialità del patrimonio storico artistico che la città conserva, come avvenuto nel caso dell'Arco dei Gavi». Arco che, dopo l'ingente spesa sostenuta per il restauro, è già stato oggetto del vandalismo di un writer...«Confido nell'impegno personale che il comandante della Polizia Municipale di Verona si è assunto» commenta Tinè che ha appreso con tristezza la notizia. Ma a Verona è stata oggetto di critiche feroci da parte dello storico dell'arte Tomaso Montanari, che ha preso di mira l'amministrazione comunale e la sua gestione, a partire dall'ipotesi di coprire l'Arena. «Sulla copertura dell'anfiteatro mi sono già espresso: storicamente assurda, esteticamente improponibile, tecnicamente irrealizzabile, e non ho altro da aggiungere. Se in generale si nota la tendenza dei sindaci a porsi in contrasto con le istituzioni sovra-comunali e statali in particolare, devo però dire, malgrado le diversità di vedute che abbiamo avuto in passato, che il sindaco Tosi sta rispettando i diversi ruoli».