Buongiorno Isabella Bossi Fedrigotti, le scrivo per discutere dell'articolo apparso sul «Corriere» del 25 gennaio dal titolo «I graffiti sui muri di Milano, niente sociologia sugli autori». Innanzitutto un distinguo (dato che abbiamo parole diverse, usiamole con i loro giusti significati): con murales si intendano le opere di Rivera e quelle di Orgosolo, per esempio; con graffiti si intendano tutte le opere realizzate su muro tramite incisioni e per estensione anche quelle marcate da un forte impatto visivo; con graffiti writing si intendano le opere realizzate all'interno dell'omonimo movimento. Nel caso del writing, gli studi, le elucubrazioni di antropologi, le opinioni dei politici si sprecano da anni, per la verità da quando sono nati negli Stati Uniti alla fine degli Anni 60. In Italia sembra che tutti questi scritti non siano mai arrivati, eppure basta assai poco per far proprie queste conoscenze! Pochi giorni fa al centro sociale Leoncavallo, qui a Milano, si è tenuto l'ennesimo dibattito-incontro tra writer e politici (il video è su YouTube: «Associazione per dipingere...»). Iniziativa lodevole, anche se ridondante. Quando cominceremo a capire che il writing si insinua solo dove c'è spazio, solo dove riesce a trovare terreno fertile? Se si vuole contenere, non si speri di eliminare, il fenomeno del writing vandalico, diverso e più ristretto del writing illegale, la soluzione è semplice: ridurre muri grigi, impersonali, annichilenti, aumentare il verde pubblico, restituire ai writer i muri che già pitturavano in passato, creare altre zone legali, far dipingere anche le vetture di metrò e treni. Troveremo un privato o un politico che abbia il coraggio di seguire la via giusta? Gli spray costeranno sempre meno dello stipendio di un vigile antigraffiti. Davide Ferrari Mi confesso ignorante: non conoscevo la differenza tra writing vandalico e writing illegale. Probabilmente dipende dal fatto che non ho letto i testi americani sul fenomeno. Mi domando, però, se l'impatto sulla città risenta di questa diversità: noi ignoranti vediamo, infatti, muri, portoni, saracinesche, metrò, treni e tram imbrattati tutti più o meno allo stesso modo. Né, purtroppo, risulta, che appositi spazi dedicati a queste forme espressive abbiano visto diminuire l'accanimento contro ogni superficie libera. Lei suggerisce di ridurre i muri grigi: ma palazzi e case hanno tutti i muri grigi. Colorarli non credo risolverebbe il problema e far crescere rampicanti rovina gli intonaci. Quanto alle vetture di metrò e treni i writer già ne hanno preso possesso con risultati che generalmente non entusiasmano. Sul fatto, infine, che sia auspicabile un aumento del verde pubblico, sono, invece, perfettamente d'accordo con lei. ibossicorriere.it