Dopo gli interventi di Salvatore Settis e Mario Allegri un punto di vista diverso sull'Arsenale di Verona. In fondo la sera la gente torna tardi e stanca dal lavoro e non ha voglia di sentire cose che non capisce. E a questo punto contano le "presenze" che l'ex caserma austriaca potrebbe garantire se trasformata in un tripudio di cibo, donne e motori E se Tosi avesse ragione? Questa l'inquietante domanda che mi arrovella il cervello. Il recente dibattito, che ha preso le mosse dai destini dell'Arsenale, travalicando i confini di Verona In e raggiungendo La Repubblica, ha visto da una parte i difensori del paesaggio e della cultura (Allegri e Settis) ai quali provoca scandalo la riduzione delle "rovine", nell'accezione che ne dà Marc Augé, a mera occasione commerciale, dall'altra l'inflessibile pragmatismo del nostro Sindaco che ribadisce come, senza i quattrini dei privati, soprattutto in questa congiuntura, non ci sia futuro per alcun progetto di recupero del patrimonio storico e artistico della città, a Verona e altrove. Viene alla mente la scena dell'ultimo film di Paolo Virzì, Il capitale umano, in cui la moglie di uno spregiudicato finanziere, momentaneamente rapita dai talenti perduti della sua giovinezza, vorrebbe ristrutturare e riportare in vita il fatiscente teatro della cittadina lombarda. Organizza quindi un incontro con le autorità locali, politiche e culturali. Partecipa anche l'assessr che dice la sua, ricordando come alla sera la gente torna tardi e stanca dal lavoro e non ha voglia di sentire cose che non capisce e quindi propone di destinare il nuovo teatro a spettacoli popolari come il coro della vicina vallata. Probabilmente questa proposta avrebbe riempito la sala più della rappresentazione di un'opera di teatro contemporaneo, come forse l'Arsenale, trasformato in un tripudio di cibo, donne e motori, potrebbe contabilizzare un numero straordinario di mitiche "presenze", unico parametro con cui si misura la riuscita di qualsiasi iniziativa: mondana, sportiva, commerciale, politica e culturale non importa, perché tutto è equiparato a merce e deve rispondere alle neutrali e immediate logiche di mercato, quelle appunto che richiama Tosi, al di fuori delle quali ci sono solo le chiacchiere inconcludenti di quattro noiosi e inascoltati intellettuali. Si potrebbe ribattere che anche sotto questo profilo, del mercato appunto, i cosiddetti project financing, tanto cari all'amministrazione veronese, non siano la risposta giusta, perché si sono dimostrati attrattori di corruzione e di debiti insolubili per la comunità. Fuoco di paglia che riscalda le mani di qualche imprenditore amico degli amici, ma non costituiscono di certo un volano né per l'occupazione né per l'economia. E' altrettanto vero però che un'operazione alla Renzo Piano non rappresenterebbe di per sé garanzia alcuna di successo, come a Trento o a Genova. Se non c'è una domanda generale di cultura, non c'è offerta logistico-strutturale che tenga. Se il piacere maggiore si trova passeggiando nei non-luoghi di un centro commerciale, tra le bancarelle kitsch delle piazze della città, nella melassa estetica di ricorrenze di ogni sorta, è battaglia persa. E allora Tosi potrebbe avere proprio ragione. Questo solo per ricordare che, accanto ad una doverosa operazione di recupero urbanistico si deve associare sempre un progetto di città, in grado di farsi carico di questa domanda sociale, di sollecitarla, di sostenerla in ogni modo, chiamando a raccolta il mondo dell'università, della scuola, delle associazioni, ma anche di quei lungimiranti imprenditori che ancora credono si possa intraprendere senza dover necessariamente coprire il territorio con una colata di cemento.
VERONA - L'Arsenale in mano ai privati: e se Tosi avesse ragione?
Il recente dibattito sull'Arsenale di Verona ha visto due diverse prospettive. Da una parte, i difensori del paesaggio e della cultura, come Mario Allegri e Salvatore Settis, hanno criticato la riduzione delle "rovine" dell'Arsenale a mera occasione commerciale. Dall'altra, il Sindaco di Verona ha sottolineato l'importanza dei fondi privati per il recupero del patrimonio storico e artistico della città. Il dibattito ha anche sollevato questioni sulla gestione del teatro della città, con alcune proposte di destinare il nuovo teatro a spettacoli popolari.
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