Certo non si poteva sperare che se ne occupasse la giunta passata alla storia per "er Batman", ma sarebbe invece lecito sperare che l'attuale assessore alla Cultura Lidia Ravera possa provare a salvare uno dei beni più preziosi appartenenti alla Regione Lazio: Palazzo Nardini in via del Governo Vecchio, a due passi da Piazza Navona, nel cuore di Roma. A costruire il palazzo uno dei più belli e conservati del Rinascimento romano fu un abile politico del secondo Quattrocento: il cardinale forlivese Stefano Nardini, arcivescovo di Milano e legato papale ad Avignone. Quando morì, nel 1484, Nardini dettò una disposizione che ce lo rende davvero simpatico: decise che il palazzo avrebbe dovuto ospitare un collegio per studenti universitari poveri. Un vero progetto sociale imperniato sulla formazione degli outsiders: ai quali il cardinale raccomandò, in testamento, di non studiare legge solo per far soldi cavalcando la propensione (eterna, evidentemente) a portare le liti in tribunale. Nel Seicento Urbano VIII sostituì il collegio con gli uffici del governatore di Roma, e dopo l'unità d'Italia il palazzo ospitò una pretura. La funzione sociale riemerge, se vogliamo, negli anni Settanta del Novecento, quando viene occupato da varie organizzazioni femministe e accoglie il Centro Culturale Virginia Woolf. Nei plumbei anni ottanta, invece, ecco lo sgombro: ma solo per avviare il palazzo a una decadenza senza fine, che oggi minaccia la stessa esistenza di questo glorioso pezzo di architettura e di storia. Ora Vittorio Emiliani, Vezio De Lucia, Luigi Manconi e Paolo Berdini (del Comitato per la Bellezza) denunciano il silenzio e il disinteresse della Regione Lazio, delle soprintendenze e dello stesso ministero per i Beni culturali, il cui segretario generale non ha trovato nemmeno il tempo, in sei mesi, per rispondere alla lettera che la sollecitava ad agire. Un palazzo con quella storia, collocato in quella posizione ha un enorme potenziale culturale e sociale: come dice il Comitato, "la vergogna del bel Palazzo Nardini abbandonato deve finire al più presto. Una soluzione va trovata".