Gentile signora, alcuni giorni fa il presidente di Assoedilizia ha lanciato un appello a tutti i proprietari di case, promuovendo l'invito a rendere Milano più gradevole, addirittura «nuova», in vista di Expo 2015. Lodevole richiamo all'ordine estetico, il quale ci ricorda come l'Italia da salvare non sia solo quella delle coste saccheggiate. Ma pure quella del paesaggio urbano. «Affrettatevi a rifare le facciate» non è solo un richiamo al buon gusto e all'orgoglio civico, bensì all'opportunità di poter godere, appieno, degli incentivi previsti dal governo. Che dovrebbero, toccando il portafoglio, smuovere i custodi di quella sciatteria che ha da tempo mortificato la sobria eleganza della tradizionale borghesia ambrosiana. A maggior ragione quando ci si imbatte in palazzi progettati da maestri dell'architettura. Che taluni neppure conoscono. O nei riguardi dei quali ostentano un assoluto disinteresse. Pare invece evidente che l'opera architettonica, quando è tale, vada tutelata. Sia per l'indubbio prestigio che essa, essendo un bene comune, conferisce al quartiere che la ospita. E alla città che la accoglie. Sia perché codesto bene è un valore valutabile persino economicamente. Quindi un patrimonio da trasmettere integro e, ove possibile migliorato, ai nostri figli ed ai figli dei nostri figli. Eredità culturale, dunque, oltreché eredità economica. Ma l'elenco delle migliorie, delle manutenzioni, dei restauri, non può fermarsi solo alle facciate. Vi sono stabili nei quali l'attenzione ai vani comuni, agli interni, a ciò che non si vede dalla strada, lascia molto a desiderare. È come se coloro, che ne fanno uso quotidiano, volgessero lo sguardo altrove, fingendo di ignorare marmi oramai opachi, intonaci scrostati, tinteggiature scolorite, infissi instabili. È come se questi abitatori, temporanei, cercassero di darsi un tono cambiando talvolta l'abito, trascurando però la biancheria e l'igiene personale. Cosa che del resto non stupirebbe in un'epoca di graffiti selvaggi. Il nuovo regolamento edilizio comprenderebbe anche l'obbligo di mantenere decorosi gli immobili. Così ipotizzano gli esperti dell'amministrazione comunale. Bruno Munari, se fosse ancora vivo, ci ricorderebbe i profondi legami che uniscono il concetto etico alla concezione estetica. Senza doversi appellare a nuovi possibili regolamenti basterebbe che noi, che vivi lo siamo ancora, ci ricordassimo come era Milano, quando si meritava il titolo di capitale morale. Lettera firmata Nelle maggiori città straniere tenere in ordine le facciate dei palazzi storici è obbligatorio, e condivido con lei l'avvilimento di vedere a Milano, anche in pieno centro, fabbricati di pregio che, pur abitati, risultano molto trascurati, spesso compresi anche androni e cortili. ibossicorriere.it