L'Uilpa al ministro Bray: stato di sudditanza dei dirigenti SALERNO Se, sulla vicenda Crescent, le organizzazioni sindacali provinciali si sono schierate a favore della ripresa dei lavori per tutelare gli operai, c'è un sindacato che, al contrario, sposta l'attenzione su quello che è il vero nodo della questione: la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. In una nota, inviata al ministro dei Beni e delle Attività culturali Massimo Bray il 16 gennaio scorso, l'Unione Italiana Lavoratori Pubblica Amministrazione attacca i vertici della Soprintendenza di Salerno. Non solo la gestione recente di Gennaro Miccio ma anche quelle passate, a cominciare da Annamaria Alfani (indagata nella procedura del silenzio-assenso) e dall'ex Giuseppe Zampino. Di cosa sarebbe stata responsabile la Soprintendenza? Del "sostanziale azzeramento di ogni credibile attività di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico" causata da uno "stato di sudditanza che i dirigenti della Soprintendenza per i Bap, succedutisi negli ultimi anni, hanno mostrato di avere nei confronti dell'amministrazione comunale di Salerno". E cosa avrebbe prodotto questa presunta sudditanza? «Ha trasformato - si legge nelle prime righe della nota firmata dal segretario nazionale Uilpa, Enzo Feliciani - in meri adempimenti burocratici quella che avrebbe dovuto essere una seria, e soprattutto indipendente, attività di tutela ispirata soltanto ai principi garantiti dalla Costituzione, della Convenzione europea del paesaggio e alle disposizioni del codice dei beni culturali». L'organizzazione sindacale ripercorre al ministro l'intera vicenda amministrativa che ha portato al rilascio, nel 2008, dell'autorizzazione paesaggistica, messa poi sotto scacco non solo dalla procura (che ha disposto il sequestro dell'edificio di Bofill) ma anche dal Consiglio di Stato che, alla vigilia di Natale, ne ha accertato l'illegittimità per carenza di motivazione. «All'esito di tale decisione (quella di Palazzo Spada appunto; ndr) - si continua a leggere nella missiva - sembrava lecito attendersi un atteggiamento della Soprintendenza improntato a rigore e professionalità, tale quanto meno da far dimenticare le magre figure del recente passato. E invece il soprintendete Miccio avrebbe incredibilmente affermato che deve pur esistere una via d'uscita. Quale via d'uscita? - ci si chiede - Forse la sanatoria postuma di opere illecitamente realizzate e certamente non compatibili con le esigenze di tutela del sito». Se Miccio ha preferito disconoscere la paternità dell'affermazione "via d'uscita", la Uilpa non fa troppi giri di parole per definire il Crescent "smisurato edificio semicircolare, parte di un più ampio e devastante intervento di urbanizzazione dell'area immediatamente propisciente la storica spiaggia di Santa Teresa". Quindi la richiesta è una sola: verificare l'esistenza della "sudditanza" o della "incompatibilità ambientale" della Soprintendenza.