Il sindaco di Verona si candiderà alla primarie del centrodestra, se saranno tenute Non in termini di alleanze ma per lo stile di governo Flavio Tosi sempre più renziano. Non che il sindaco leghista di Verona e segretario veneto del Carroccio sia, di colpo, passato a sinistra, ma sono di giorno in giorno sempre di più le analogie al percorso politico del suo omologo fiorentino. Tosi è renziano specularmente, stando cioè nel campo moderato. Anche lui infatti, dall'altro ieri, può vantare d'essere nel mirino di Salvatore Settis, il grande archeologo e già rettore della Normale di Pisa, riferimento dell'Italia che ha fatto del paesaggio e dei beni culturali, o meglio di una certa idea degli stessi, un credo politico-esistenziale. Il professore ha infatti attaccato Tosi per i suoi progetti di recupero dell'Arsenale cittadino e lo ha fatto martedì dalla prima pagina di Repubblica. «Secondo la dottrina Tosi», ha scritto Settis, «la storia è un optional e 'bene comune' significa alienare le proprietà pubbliche (quattro palazzi venduti, undici in vendita)». Accusando il sindaco di voler «concepire la città come un luna park targato Tosi», Settis è andato giù duro con le accuse di «travestire da concessione quella che è una vendita», di «annientare il fine naturale del demanio e ne fa carne da macello per speculazioni interessate». Non manca neppure la denuncia di sperperare il danaro pubblico con un «concorso europeo», anziché utilizzare il progetto esistente di un'archistar inglese. Progetto che come osservato dal Corriere Veneto, costava 100 milioni nel 2000 e nessuna giunta, da allora, era stata in grado di realizzarlo. Anche Renzi, come un San Sebastiano, era stato trafitto dagli strali «settisiani»: era accaduto un paio di anni fa, il sindaco quando s'era messo in testa di trovare un affresco perduto di Leonardo nel Salone dei Cinquecento, cui accennano alcune cronache e, ottenuto le autorizzazioni del ministero dei Beni culturali, aveva dato il là a una missione scientifica guidata da un docente italiano dell'Università di S.Diego e soprattutto con la sponsorship del National Geographic. Settis era allora sceso in campo con Italia Nostra, e un duro appello firmato da storici dell'arte aveva fatto il giro del mondo. Si era persino parlato di vandalizzazione dell'affresco soprastante, quello del Vasari, perforato da microscopiche sonde. Ma c'è un'altra polemica di questi giorni che avvicina Tosi a Renzi. Quella a testa bassa del sindaco veronese contro le maestre delle scuole materne comunali che rifiutano il contratto di lavoro dell'ente locale e chiedono quello nazionale con cinque ore settimanali in meno. Una battaglia sindacale che, secondo il sindaco leghista, comporterà la riduzione di 200 posti negli asili del municipio e per la quale il sindacato ha già incassato una sentenza favorevole del tribunale del lavoro scaligero. «Trovo riprovevole e scandaloso il loro atteggiamento», ha detto il sindaco al CorrVeneto, « con la crisi che c'è, avere il posto assicurato, a 1.300 euro al mese e facendo un lavoro che non è quello del manovale o del minatore, a me pare un privilegio, e fare cinque ore in più non mi sembra un sacrificio insopportabile». Naturale il parallelo con Renzi prima maniera, che faceva scintille con Susanna Camusso per le aperture dei negozi nei giorni festivi, la cui polemica arrivò al calor bianco quando il sindaco disse, riferendosi alle vicende Fiat, di star dalla parte di Sergio Marchionne e non della Fiom-Cgil.Difficile dire se questo renzismo di destra sia studiato. Se Tosi cioè abbia deciso che conviene recitare lo stesso copione ma dalla parte opposta. Magari questa prossimità di stile deriva dal fatto che sono entrambi primi cittadini e quindi abituati sì a un certo dirigismo nel governare, grazie a una legge che dà loro solide maggioranze. O magari perché entrambi, proprio per la loro esperienza di amministratori locali, sono abituati ad avere pochi filtri rispetto ai problemi dei cittadini e di sentirne di più l'urgenza. Vero è che, se si faranno le primarie del centrodestra per capire che dovrà sfidare Renzi verso Palazzo Chigi, un Rottamatore di destra farà più comodo di falchi, falchetti, pitonesse e colombine.