Massimo Zanon Presidente di Confcommercio Veneto Le espressioni propagandistiche, supine alla semplificazione più che alla verità, spesso non rendono giustizia alla complessità e alle insidie di una norma. Il Piano casa, illustrato con mal celata demagogia da chi lo ha fortissimamente voluto, in apparenza verrebbe incontro a chi necessita di ampliare la propria abitazione per i figli o di dare respiro a un'attività piccola in tempi di crisi. In realtà quello rilanciato con veemenza dai suoi sostenitori non è un piano solo per la casa. Rileggendo la cosiddetta «rubrica» («Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per favorire l'utilizzo dell'edilizia sostenibile»...) appare strano che non risulti inserito l'aggettivo «residenziale», determinante per le finalità enunciate dal legislatore. A questo va aggiunto che la possibilità «omnibus» di ampliamento e di riedificazione è resa possibile in deroga - un male oscuro della legislazione italiana che, in modo esiziale, sta contagiando anche il legislatore regionale che vanta autonomie da «Roma pasticciona» - ai regolamenti e agli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e persino regionali. Nuova edificazione, no, quindi, ma ampliamento ex novo e riedificazione sì, magari del brutto, in fin dei conti fin che c'é terra c'è speranza. Con buona pace per i Comuni che, finalmente resisi conto che pianificazione urbanistica ed estetica urbana non sono solo piani insediativi produttivi e parchi commerciali, ora si vedono privati della responsabilità del governo del proprio territorio. Gli interventi di natura edilizia ad alto contenuto tecnologico, bioedilizio e a grande risparmio energetico, saranno possibili, in rapporto al costo del puro ampliamento fisico murario, proprio dalle maggiori società immobiliari e della grande distribuzione organizzata (un cittadino con modeste risorse sarebbe in grado di spendere più in strumenti di risparmio energetico che per l'ampliamento indispensabile delle stanze della sua villetta? E quanti stanno rinviando investimenti non necessari anche se magari supportati da finanziamento come possono essere fotovoltaico ed energie rinnovabili, visto che il salvadanaio piange?). Un ampliamento del 70, persino dell'80 del volume, rispettando i parametri del risparmio energetico e dell'alto contenuto tecnologico, sarà sostenuto più facilmente da una grande impresa del settore commerciale o direzionale che da un cittadino. Per non parlare di edifici in aree a elevato rischio idraulico che potranno essere «traslocate« altrove: alla prossima alluvione l'ardua sentenza che definirà la mappatura delle aree interessate. Sinceramente questa sembra più una soluzione scassa-territorio che un piano a sua tutela. Tanto da spingere il Governo a volerci vedere più chiaro. L'auspicio è una correzione immediata del legislatore regionale perché questo Piano si trasformi in uno strumento mirato al restauro dell'edilizia residenziale privata, un aiuto alle famiglie e alla piccola e micro-impresa artigiana ed edile per interventi genuinamente «di casa» che valorizzino le competenze del settore artigianale edile.