L'installazione «giace» nello studio Maione CASERTA Protagonista indiscusso delle festività natalizie, decisamente più famoso dell'Albero di piazza Dante, amato e odiato, indifferente a nessuno, balzato agli onori delle cronache nazionali. Dov'è finito, ora, il Corno Rosso che tanta fortuna doveva portare alla Reggia di Caserta e che, di certo, ha portato con sé un così grosso polverone di polemiche da poter far dire al sindaco Pio Del Gaudio: «Era una provocazione, ci siamo riusciti»? Smontato in un tardo pomeriggio dei primi di gennaio, ''impacchettato" e portato via in attesa di essere ricollocato, come sempre succede in questa città, dal giorno dopo il suo abbandono forzato di piazza Carlo III, del Corno non s'è più parlato. Dimenticato con la stessa velocità con cui aveva aizzato le polemiche. Caserta è anche questo. Ma dov'è, adesso? E' tornato nella casa madre, in quegli studi Maione di Caserta in cui con tanta dedizione l'artista Lello Esposito l'aveva realizzato. Ha bisogno di manutenzione, di tornare a riprendere smalto anche perché in quei giorni in cui ha imperato davanti al più importante simbolo di questa città è stato oggetto anche di ''attenzioni" vandaliche. E ora, dunque, gli operai dovranno darsi da fare anzitutto per ricostruire la base cilindrica su cui poggia. Ma al Corno Rosso tornerà a dedicare attenzione anche il suo ideatore e creatore: «Adesso sono fuori, ma appena rientro vengo a Caserta. Voglio capire bene quali sono stati i danni e cosa possiamo rivedere», ci racconta Lello Esposito. Dopo il lifting, la discussa opera d'arte sarà portata al Parco Maria Carolina, a pochi metri dalla Reggia di Caserta. «In realtà continua Esposito non conosco ancora bene questo posto. Mi è stato comunicato che il Corno andrà lì ma non ho ancora effettuato un sopralluogo. Mi riprometto di farlo quanto prima anche perché sarà anche in funzione del posto in cui sarà ricollocato che deciderò eventuali interventi all'opera». Tredici metri di Corno rosso, rossissimo, piazzati proprio davanti alla Reggia, comparsi improvvisamente nel giorno dell'Immacolata, l'8 dicembre scorso. «Un peperoncino», è stato uno degli appellativi più generosi per una struttura che ha diviso in due non solo la città capoluogo ma l'intero Bel Paese, tanto che della sua bontà si è discusso persino nel salotto di Fabio Fazio e sull'opportunità di (non) lasciarlo lì si è espresso anche il ministro ai Beni culturali Massimo Bray. Trenta giorni dopo la sua comparsa, l'8 gennaio, il Corno è stato rimosso. Davanti alla Reggia, senza preavviso, sono arrivati una decina di operai, una gru e un grande cestello per smontare l'installazione e, nel giro di circa tre ore, l'opera, realizzata dall'artista Lello Esposito, e composta da tre tronconi principali, è stata lentamente e accuratamente smontata e portata via in vista prima di una risistemata e poi di una ricollocazione all'interno del parco di viale Ellittico. «E' stata una provocazione», ha ripetuto ovunque il sindaco, difendendo se stesso e la scelta di piazzare il simbolo della scaramanzia partenopea proprio di fronte al più importante monumento di questa città. Good luck (buona fortuna in inglese) è il nome ufficiale di battesimo di questo enorme Corno. Un porta fortuna, almeno nelle intenzioni dell'amministrazione comunale e del suo sindaco, che portasse oltre alla buona sorte soprattutto tanti turisti alla città. Così, hanno più volte spiegato il sindaco e l'assessore al marketing territoriale Pasquale Napoletano, anche se poi, ironia della sorte, qualche turista, alla fine, ha fotografato più il Corno che la Reggia. E, a proposito di superstizione, i più pignoli hanno avvisato: «Per portare fortuna, il Corno deve stare con la punta all'in giù».