Chissà quanti almeno una volta hanno guidato una Fiat Cinquecento, si sono seduti su una Superleggera di Giò Ponti o hanno indossato il classico Borsalino a tesa larga. Centinaia di volte in tanti abbiamo versato un caffè dalla moka Bialetti, acceso la luce dall'interruttore bianco-latte Bticino o bevuto da una bottiglia di minerale Frisia. Spesso però dimenticando, o non sapendo, che questi oggetti dalle forme assolutamente attuali sono tutti figli degli anni Cinquanta, quelli che hanno visto nascere il design italiano e che animano la mostra «Annicinquanta, la nascita della creatività italiana» allestita a Palazzo Reale fino al 3 luglio. Nella sezione della mostra dedicata al design, ci sono le più importanti creazioni di questo decennio d'oro. Un percorso emozionante per chi l'ha vissuto, ma anche per chi l'ha solo immaginato attraverso il racconto di genitori e nonni, e attraverso i suoi oggetti-simbolo, Simboli scaturiti dall'entusiasmo di una nuova era che sfocia in un vero e proprio boom di idee e di brevetti. Si deposita di tutto negli anni Cinquanta: mobili, piccoli e grandi elettrodomestici, packaging per alimenti prodotti industrialmente, nuovi materiali, mezzi di trasporto che spaziano dall'utilitaria all'auto di lusso fino allo scooter, oggetti e macchine per ufficio. Dopo il primo voto libero del 1948 in Italia si assiste a una rinascita culturale, e industriale, a un cambiamento radicale del modo di vedere, progettare e abitare la casa, l'ufficio, e i luoghi per il tempo libero. La casa assume nuove forme grazie ad architetti come Giò Ponti e Vittoriano Viganò e grazie alla Triennale di Milano, punto di riferimento anche per il design industriale. Ma il cambiamento è anche un'esigenza, perché la guerra ha lasciato un retaggio pesante - un milione e mezzo di case distrutte, un milione semidistrutte, più di tre milioni danneggiate - che rende il mobile un elemento d'arredo necessario. Un problema che, come sostiene la rivista Domus, andrebbe risolto con la produzione in serie.' L'Italia non è ancora del tutto pronta, ma le soluzioni non tardano: i giovani designer, dai fratelli Castlglioni a Vico Magistretti, propongono complementi d'arredo ispirandosi a forme umili e funzionali; Marco Zanuso studia con la Pirelli-Sagsa le potenzialità della gommapiuma; nasce l'industria dell' imbottito con i divani tecnologici di Arflex; la plastica sostituisce il legno con Kartell; le cucine diventano componibili con Boffi; si affermano nuove concezioni delTillurninazione con Arteluce, e i primi elettrodomestici di design con Candy, Za-nussi e Girmi. Intanto, anche l'ufficio si trasforma. Nel '51 ci sono quasi due milioni di colletti bianchi: il loro luogo di lavoro diventa il cuore dell'azienda, e si rinnova con le macchine da scrivere di Marcello Nizzoli per Olivetti e i nuovi complementi d'arredo moderni e funzionali, ma anche eleganti come la poltrona-uovo disegnata da Ico Parisi per Cassina. Il tempo libero, infine, guadagna nuovi spazi e le osterie del dopolavoro cedono il passo ai bar sport e ai bar tabacchi. Nuovi concetti dello spazio pubblico, dove bere caffè fumanti che escono dalle strepitose macchine per l'espresso La Pavoni di segnate da Giò Ponti o da Enzo Mari e Bruno Munari, o dove assaporare un toast, antesignano del fast food americano. In sottofondo la partita, o Mike Bongiorno con i concorrenti di «Lascia o raddoppia?», trasmessi su un televisore bombato della Phonola. Tutti nuovi simboli di un nascente benessere sociale ed economico.