Dopo dieci anni di lavori, inaugurazione prevista a ottobre. Ma i guai si moltiplicano "Ci si metta il cuore in pace", suggeriscono i fatti ai genovesi che attendono di scoprire la nuova Biblioteca universitaria nell'ex hotel Colombia di via Balbi, ancora incompiuta. Dopo un decennio di cantieri, la recente apertura solo parziale ("E oltre 30 milioni spesi tra acquisto del palazzo e restauro, l'investimento più grande della pubblica amministrazione a Genova degli ultimi tempi", dicono i sindacati) continuano i ritardi e gli intoppi. Proprio come l'acqua che si infiltra nel palazzo fresco di ristrutturazione e nelle scorse settimane ha danneggiato un'ottantina di libri, compresi alcuni rari volumi di teologia del '600. Li ha macchiati e gonfiati di umidità: per rimetterli in sesto serve un restauro da decine di migliaia di euro. A guardarsi intorno, i dipendenti (20 su 56 quelli già trasferiti) sospettano che l'inaugurazione definitiva di ottobre 2014, e ancor più quella prevista a maggio per la sala della collezione Edoardo Sanguineti, fiore all'occhiello della Biblioteca, siano traguardi decisamente improbabili. La lista degli indizi è lunga: "Non ci sono solo le infiltrazioni, i muri già scrostati, il parquet dell'atrio che si allaga e i controsoffitti che cadono a pezzi, anche nella sala Sanguineti, a dimostrazione che molti lavori sono da rifare - spiega Calogero Farinella, sindacalista dell'Usb Beni culturali - Ci sono ritardi nei traslochi: mancano 600 mila libri su 650 mila. Mancano arredi e scaffali: quelli per la sala Sanguineti - di cui abbiamo trasferito solo 6 o 7 mila volumi sui 40 mila donati - sarebbero dovuti arrivare a ottobre, ma non ci sono ancora. Ma soprattutto, non sappiamo se la Direzione Regionale per i beni culturali abbia i fondi necessari per andare avanti. O se li abbia spesi in altro modo". Oppure - ed è il timore più grande dei lavoratori - "se stia cercando il sostegno di privati, di fondazioni o società partecipate cui cedere in cambio spazi della sede. Noi vogliamo che il servizio ai cittadini resti pubblico". I sindacati - l'Usb, la Uilbac e la Uil-Pa - lo hanno chiesto anche in un recente vertice con dirigenti del ministero, ma non hanno ottenuto risposta: "Quanto si pensa di spendere per concludere i lavori? Ci risultano stanziati 5 milioni per arredi e informatizzazione, e solo un milione e mezzo è già stato messo a bando". Procedura, tra l'altro, sospesa per il ricorso vinto al Tar da un mobiliere trentino contro la gara di appalto. "Ma ci sono poi i fondi per tutto il resto? Nel conto ci sono anche i paradossi. Quello dei lavori da rifare, e quello dei costi di gestione, che saranno altissimi: hanno installato una caldaia da media industria, senza prendere in considerazione impianti ad energia alternativa, dicendo che sarebbero stati antiestetici. Peccato che quello scelto abbia grossi macchinari sul tetto, visibili da via Balbi". Insomma, il timore è che per la crisi sopraggiunta a lavori iniziati e la mancanza di denaro, "l'operazione rischi di fallire. Quali garanzie ci sono?". E poi c'è il paradosso più grande. L'emergenza attuale. Perché se il futuro è incerto, oggi i 600 mila volumi della biblioteca non dormono sonni tranquilli. La sede storica di Balbi 3 reclama interventi di ristrutturazione, ad esempio sull'impianto elettrico: nei giorni scorsi, dopo l'ultimo guasto, l'edificio è rimasto al buio e senza i sistemi di allarme per giorni. E allora, "se non si vuole spendere per mettere in sicurezza la vecchia sede, si accelerino i tempi per la nuova, perché Genova vuole la sua Biblioteca. Sana e salva".