Restituire l'area archeologica di Ercolano alla città moderna. Sul piano simbolico, visivo e perché no anche attraverso le implicazioni turistiche che la scelta può comportare. Va in questo senso l'accordo che, ieri pomeriggio a Roma, è stato sottoscritto tra la Fondazione Istituto Packard per i Beni culturali, braccio operativo per l'Italia del mecenate americano David W. Packard, i ministeri dei Beni culturali e della Coesione territoriale nonché il Comune vesuviano. Obiettivo: riqualificare, grazie a un budget pubblico-privato di complessivi 5,6 milioni, il lato mare del degradato quartiere di Resina. Stavolta il figlio del cofondatore del colosso dell'informatica Hp non è intervenuto in prima persona, ma a firmare per lui c'era Michele Barbieri, presidente della Fondazione formalmente costituita a Pisa l'estate scorsa che ha diviso il tavolo con i ministri Massimo Bray e Carlo Trigilia e il sindaco Vincenzo Strazzullo. Il mecenate ci mette 3 milioni, mentre i rimanenti 2,6 milioni verranno attinti dal Fesr 2007-2013. Il progetto rappresenta un po' la naturale estensione "extra moenia" dell'impegno per Ercolano di Packard che dal 2001, attraverso l'Herculaneum Conservation Project (Hcp), ha investito sul secondo sito archeologico della Soprintendenza la bellezza di 20 milioni. È noto, infatti, che i siti archeologici vesuviani insistono in aree urbane profondamente degradate, prive di infrastrutture e servizi degni degli straordinari attrattori culturali e turistici che ospitano. Costruzioni figlie di epoche diverse, talvolta tutt'altro che consapevoli della "miniera d'oro" rappresentata dagli scavi. Può succedere però che i siti stessi diventino catalizzatori di sviluppo. Il caso di Ercolano sembra andare proprio in questa direzione: il progetto Hcp da più di dieci anni, oltre a intervenire con operazioni di ricerca, restauro e messa in sicurezza della città antica, ha dialogato con le istituzioni locali, comune in primis, ma anche con le associazioni culturali e antiracket della vecchia Resina. Da qui l'idea, in tutto e per tutto concepita sul territorio, di intervenire per riqualificare l'area extra moenia del sito e restituire gli scavi alla città. Andando di fatto a migliorare l'esperienza turistica dei circa 300mila visitatori che ogni anno fanno tappa al sito, senza trovare all'esterno servizi all'altezza. Ma l'impegno di Packard per Ercolano non si fermerà qui: il filantropo ha infatti in programma di realizzare un museo all'interno del quale rendere fruibili i rinvenimenti che hanno avuto luogo dagli anni Trenta del Novecento (la famosa campagna di Amedeo Maiuri) a oggi. Con tanto di spazio per le scoperte effettuate nel corso degli interventi di messa in sicurezza dello stesso Hcp.