L'Ance: «I palazzi ingranditi? Iniziativa falsa e vergognosa» PADOVA Scoppia la polemica sulle simulazioni relative alla possibile applicazione del Piano Casa su alcuni edifici cittadini diffuse l'altro giorno dal vicesindaco reggente Ivo Rossi. Un fabbricato in corso Milano, uno in largo Europa, uno in via Cadorna ed uno (peraltro di proprietà dell'Ater) di fronte alla chiesa del Torresino: quattro esempi per mostrare come, grazie alla possibilità di ampliare del 20 il volume degli immobili esistenti prevista appunto dal Piano Casa, per di più in deroga alle norme urbanistiche stabilite da ciascun municipio, certe palazzi di Padova, anche in pieno centro storico, potrebbero essere «stravolti». «Va assolutamente restituito ai Comuni - aveva scandito Rossi - il potere di decidere se un certo tipo di intervento possa essere effettuato o meno. Altrimenti, se il Piano Casa dovesse restare così com'è stato partorito dalla Regione, i sindaci non avrebbero alcuna voce in capitolo, ma poi sarebbero i primi ad essere criticati dall'opinione pubblica per la bruttezza di certe costruzioni». Simulazioni e parole, quelle del vicesin- daco reggente, che non sono affatto piaciute agli amministratori dei condomini interessati: «Si tratta di ricostruzioni inverosimili», ha commentato ieri sul Corriere del Veneto uno di loro, Giuseppe Parisi di Gangi. E nemmeno a Luigi Ometto, presidente dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili padovani: «Quella resa pubbli- ca da Rossi è un'iniziativa vergognosa ed offensiva, figlia di una politica commediante ed inconcludente - tuona Ometto - Vergognosa perché, quasi in maniera terroristica, diffonde tra i cittadini informazioni palesemente false. Ed offensiva nei confronti sia delle imprese che operano nel nostro comparto sia degli architetti che lavorano nel nostro territorio e che mai disegnerebbero progetti di quel genere. È vero che, così com'è stato varato dalla Regione, il Piano Casa può essere migliorato - ammette il numero uno dell'Ance - ma a nessuno verrebbe in mente di elaborare interventi simili a quelli simulati da Rossi. Anzi, pur in presenza di alcuni difetti, si tratta di uno strumento validissimo per ristrutturare, riqualificare e riconvertire i tanti immobili abbandonati o dismessi che ci sono a Padova. Penso, ad esempio, ai cinema Altino e Concordi, alle palazzine di piazzale Boschetti e all'ex Foro boario di corso Australia». Ma, secondo Ometto, il motivo per cui molti sindaci (non solo Rossi) sono contrari al Piano Casa sarebbe, soprattutto, questo: «L'applicazione di questo strumento - spiega il presidente dell'Ance - non prevede oneri di urbanizzazione a vantaggio dei Comuni. Insomma, è soltanto una questione di soldi». Uno sfogo molto duro, al quale il vicesindaco reggente replica così: «Non si può non comprendere il disagio di chi interpreta lo stato d'animo di una categoria molto provata dalle difficoltà in cui versa il settore edile. E non è in discussione - sottolinea Rossi - la buona fede del presidente Ometto e nemmeno quella de- gli altri costruttori padovani. Sono però in discussione le possibilità introdotte dal Piano Casa varato dalla Regione che, in linea teorica, consentono di realizzare quanto i nostri tecnici hanno rappresentato. E non credo sia un caso che le contestazioni arrivino dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo del Veneto, peraltro appartenenti a partiti politici diversi. A questo proposito - conclude Rossi - serve un patto tra amministratori pubblici ed imprenditori edili per rilanciare il loro settore senza però privare il nostro territorio di altro spazio verde e, allo stesso tempo, senza sfigurare la bellezza dei nostri centri storici».