Per lo più in bianco e nero o dai colori tenui, con all'improvviso fotografie dai toni intensi, «Il paesaggio italiano», tra gli anni dal 1950 al 2010 si mostra al Museo di Roma in Trastevere. Sono 134 scatti, quasi tutti dei più grandi fotografi italiani, che richiamano l'attenzione sulla bellezza della natura, delle città e dei monumenti del nostro paese. Eppure il paesaggio italiano nella storia dell'arte appare relativamente tardi, nel Rinascimento, quando Leon Battista Alberti nel «De Pictura» descrive la prospettiva e apre al mondo la rappresentazione della città, delle sue forme e delle sue geometrie. In fotografia, invece, il paesaggio compare fin dalle origini e l'atto di scattare immagini dei luoghi diventa parte dell'esperienza e rende possibile far vedere a tutti luoghi sconosciuti. Le immagini dell'Italia nella seconda metà del Novecento mostrano un paese dai campi geometricamente coltivati, come nelle immagini sulla Toscana di Gianni Berengo Gardin oppure di vita rurale come nelle foto di Mario Giacomelli sulle Marche o su Scanno in Abruzzo; città che stavano diventando metropoli come nella grande immagine di Milano di Vincenzo Castella; oppure «invisibili» come la Napoli di Mimmo Jodice; o le architetture industriali come il Gasometro dell' Ostiense di Bruno Cattani . E ci sono anche le foto ricreate che sembrano quasi un dipinto e creano un paesaggio fantastico come lo sbarco degli Albanesi di Gianluigi Colin. Una mostra che evidenzia anche i diversi modi con i quali il paesaggio italiano è stato visto a riprodotto a seconda delle diverse scuole di pensiero alle quali sono appartenuti gli autori. Ci sono i pittorialisti, oppure i fotografi vicini all'estetica Crociana e gli aderenti a La Gondola (tra cui Gianni Berengo Gardin, Elio Ciol, Fulvio Roiter, Gino Bolognini, Giuseppe Bruno); i neorealisti (Luigi Crocenzi, Gianni Borghesan e Nino Migliori) e i paesaggisti del Touring Club come Bruno Stefani o Toni Nicolini. Anche Carla Cerati negli anni '60 lavorò sul paesaggio, come nella foto esposta sulla lava dell'Etna, così come un altro fotogiornalista, Giorgio Lotti (memorabili i reportage sull'alluvione di Firenze) è presente con due immagini della luce sul mare. Per i grandi maestri Mario Giacomelli e Ugo Mulas il paesaggio invece era strettamente legato alla letteratura mentre in Franco Fontana diventava una terra incantata che riassumeva le estetiche del paesaggio rinascimentale. Con la «città invasa» di Roberto Salbitani appare negli spazi urbani l'invasione della pubblicità di cui Oliviero Toscani esalta la potenzialità mediatica, qui con una sua foto per Benetton, mentre in tanti degli scatti appare la bellezza del mare Mediterraneo. Dopo l'esposizione a Roma, fino al 20 aprile, (in piazza S. Egidio 1b) la mostra curata da Walter Liva andrà a Zagabria in Croazia e a Lubiana in Slovenia.