L'archeologo contro Tosi: «Project financing come foglia di fico per occultare la vergogna di un Comune in ritirata da storia e pubblico interesse» Il caso dell'Arsenale come emblema dello scandalo per cui le amministrazioni di molti comuni, in mancanza di fondi, adottano indiscriminatamente la pratica delle alienazioni, svendendo di fatto beni che dovrebbero appartenere alla comunità. Arriva da un nome più che autorevole il rimprovero alle scelte della Giunta Tosi: è infatti Salvatore Settis, archeologo e critico, fino al 2010 direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, che, dalle pagine di «Repubblica», striglia il nostro sindaco parlando di «Arsenale degli Asburgo confiscato dal sindaco leghista», e spiegando che «l'Arsenale di Verona, struttura militare intitolata all'imperatore Francesco Giuseppe e seconda solo a quella di Vienna, sta per essere privatizzato da un sindaco leghista con i soliti trucchi del project financing e della cessione per 99 anni. Ovvero con foglie di fico per occultare la vergogna di un Comune in ritirata dalla storia e dal pubblico interesse». Sulla vicenda dell'Arsenale, contrapposta a quella, virtuosa, del forte di Bard in Val d'Aosta (restaurato e aperto ai visitatori nel 2006: ospita musei, mostre ed eventi culturali), Settis osserva ancora che i 12 milioni che il Comune coprirà, a fondo perduto, sono stati ricavati dalla vendita di Palazzo del Capitanio, e parla di «cifre imbarazzanti» a proposito del ricavo del concessionario, cifre «che provocano la secretazione degli atti, tanto per fare esercizio di democrazia in puro stile celtico». Ricordando la raccolta di 6.000 firme del comitato per l'Arsenale che ha avanzato soluzioni alternative per tutelare la natura di bene pubblico della struttura, Settis conclude che «secondo la dottrina Tosi la storia è un optional e "bene comune" significa alienare le proprietà pubbliche (quattro palazzi venduti, undici in vendita), vuol dire mettere il tetto sull'Arena per farci spettacoli anche d'inverno, vuol dire concepire la città come un luna-park». L'Arsenale portato alla ribalta della cronaca nazionale come esempio di politiche scellerate arriva proprio nel momento in cui il destino dell'ex fortezza austriaca è al giro di boa, dopo decenni di progetti falliti: solo l'altro giorno il Pd è intervenuto in polemica con il vicesindaco Casali sulla questione dei finanziamenti dai fondi europei, rimproverando al Comune di non tentare neppure la via alternativa all'alienazione. E dire che era la fine degli anni Novanta quando l'archistar inglese David Chipperfield vinse il concorso indetto da Palazzo Barbieri per il recupero della caserma da poco dismessa dai militari, che doveva diventare la sede del Museo di storia naturale, offrendo un progetto spettacolare. Il masterplan di Chipperfield era pronto nel 2002: due ingressi scenografici, un'area verde degradante verso l'Adige e palazzine rimesse a nuovo per disegnare un museo-parco. Progetto tanto geniale quanto innovativo, che però non è stato realizzato. Lo hanno fatto a Trento: l'idea alla base del Muse firmato da Renzo Piano è di fatto la stessa che aveva ispirato Chipperfield e che era stata disegnata dai progettisti incaricati dal Comune, la naturalista Beatrice Sambugar e il geologo Pauli Zuegg. A Trento quell'idea è diventata una realtà che porta migliaia di visitatori, qui il progetto è stato bocciato per far sì che l'Arsenale ospitasse anche una «sezione staccata» di Castelvecchio e un mix di funzioni: fu l'inizio della fine.
L'Arsenale ai privati diventa caso nazionale
L'archeologo Salvatore Settis ha criticato le scelte della Giunta Tosi, che ha deciso di privatizzare l'Arsenale di Verona con il project financing. Settis sostiene che questo è un esempio di come i comuni leghisti adottino la pratica delle alienazioni per occultare la vergogna di un Comune in ritirata dalla storia e dal pubblico interesse. L'Arsenale, struttura militare intitolata all'imperatore Francesco Giuseppe, sta per essere privatizzato da un sindaco leghista con i soliti trucchi del project financing e della cessione per 99 anni.
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