NAPOLI - Fabbriche romane sepolte per far posto a un centro commerciale, reperti di duemila anni fa cancellati per permettere la realizzazione di una città dello shopping. La procura di Torre Annunziata ha aperto un'inchiesta sulla denuncia fatta qualche tempo fa dagli archeologi e pubblicata dal settimanale l'Espresso il 10 gennaio scorso. Il procuratore Alessandro Pennasilico vuole vederci chiaro sul possibile «insabbiamento» di un patrimonio archeologico unico al mondo e che potrebbe essere la prosecuzione urbana di Pompei distrutta dalla lava del Vesuvio duemila anni fa. A restare intatte sotto la cenere interi corpi di fabbrica, manifatture e locali adibiti all'artigianato. Oggi si potrebbe dire «l'area industriale della città». Al fascicolo sarebbero già state acquisite foto che ritraggono i tetti integri delle fabbriche. Presto saranno ascoltati anche alcuni testimoni informati sui fatti. Gravissima la denuncia fatta dall'architetto Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio patrimonio culturale. «La notizia di un vasto ed importantissimo insediamento archeologico, scoperto da qualche anno a poche centinaia di metri dagli scavi di Pompei, di fatto sacrificato per la costruzione di un centro commerciale, se confermata, evidenzierebbe gravissime e continuate responsabilità da parte della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei che ha autorizzato e seguito i lavori, ma non avrebbe applicato tutte le opportune azioni per la tutela della totale integrità del territorio archeologico vincolato da precise leggi e dichiarato patrimonio Unesco». L'area nell'antichità era nota come «Pagus Augustus Felix Suburbanus». Una ricca zona residenziale e periferica, dove è accertato che esistessero diverse e monumentali ville patrizie. «Siamo preoccupati - prosegue Irlando - che lo scempio compiuto in quest'area archeologica, notoriamente ricca di insediamenti extraurbani sia produttivi che residenziali, tra cui la vicina Villa dei Misteri e la Villa di Poppea ad Oplontis, possa infliggere un ulteriore elemento negativo alla valutazione dell'Unesco riguardo la permanenza di Pompei e Oplontis nei siti dichiarati patrimonio dell'Umanità». Secondo la denuncia scavando nel terreno per la realizzazione del centro commerciale sarebbero venuti alla luce manufatti praticamente integri come una fornace, suppellettili, strumenti. Oltre alla strada che univa Pompei al mare e una lapide. Poi i tetti di terracotta delle fabbriche. Ovviamente va sottolineato come il Centro commerciale sia stato realizzato con tutti i permessi in regola e con la supervisione della Soprintendenza. Cinque i soprintendenti che hanno autorizzato le varianti dell'opera. Margherita Tuccinardi, archeologa che ha visitato il cantiere ha dichiarato: «Quell'area doveva essere subito bloccata. Assurdo che non sia stato fatto. Inoltre chi ha segnalato i ritrovamenti non è mai stato ascoltato». Ora la parola tocca alla Procura.
Pompei, s'indaga sulla città risepolta. Centro commerciale realizzato su area archeologica. Con tutti i permessi
A Napoli, un'inchiesta è stata aperta sulla denuncia degli archeologi per il possibile insabbiamento di un patrimonio archeologico unico al mondo. La denuncia riguarda la realizzazione di un centro commerciale su un'area che era nota come Pagus Augustus Felix Suburbanus, dove esistevano diverse ville patrizie e insediamenti extraurbani. Gli archeologi sostengono che i reperti archeologici sono stati cancellati per permettere la realizzazione del centro commerciale, tra cui manufatti praticamente integri come fornaci, suppellettili e strumenti. La Procura di Torre Annunziata ha aperto un'inchiesta e ha acquisito foto che ritraggono i tetti integri delle fabbriche.
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