La sezione di Botanica del Museo di Scienze naturali è depositaria di un vero e proprio tesoretto di grande rilievo storico-scientifico formato da un consistente deposito di erbari. In spazi decisamente angusti e privi delle condizioni di temperatura e umidità necessarie per la conservazione di un così raro patrimonio scientifico, Stefano Armiraglio (il conservatore) e i molti appassionati collaboratori del Centro Studi Naturalistici Bresciani e dell'Associazione Botanica Bresciana lottano quotidianamente con questi problemi. Un autentico peccato perché gli erbari collezioni di vegetali pressati ed essiccati rappresentano strumenti di studio importanti. Il più antico, di Antonio Richiadei, risale al 1623. Diverse altre collezioni antiche spaziano dal 1675 al 1827. In tempi più vicini, fondamentale l'erbario di Elia Zersi (1818-1889) che ha costituito la base per la realizzazione della prima flora bresciana. Insolite le raccolte di Ferdinand Von Mueller con exsiccata provenienti dall'Australia; Ugo Sandrinelli ha contribuito con flora proveniente dalle praterie ungheresi; Agilulfo Prada, con 3000 esemplari dell'Italia Centrale. Di rilievo, per la statura del personaggio, l'erbario di Angelo Ferretti Torricelli (1891-1980) e soprattutto quello di Nino Arietti 5305 esemplari di recente riordinato e pubblicato da Tagliaferri e Bona. Di primaria grandezza le collezioni di Valerio Giacomini: migliaia di campioni di licheni, decine di migliaia di muschi e altre importanti collezioni di piante a fiore da tutta Europa. Dulcis in fundo, il Catalogo della flora provinciale (25mila campioni) continuamente implementato da una schiera di ricercatori ed appassionati.