Sulla graduatoria il rischio di ricorsi Il progetto che dovrebbe trasformare Brera nella «Grande Brera» è lì, visibile da tutti, da oggi in mostra alla Triennale. È un ulteriore passaggio dell'operazione trasparenza voluta dalla Direzione regionale dei beni culturali, dopo la gara che ha portato alla selezione dell'idea presentata da Research consorzio stabile Scarl e firmata dall'architetto Amerigo Restucci. Ma ancora non si può dire che sia stata imboccata la dirittura d'arrivo di quest'epopea ormai quarantennale. Il vincitore, infatti, non è solo: né alla mostra inaugurata ieri alla Triennale, dove è accompagnato dagli altri 12 progetti che hanno partecipato al bando per il restauro e la «rifunzionalizzazione» di Palazzo Citterio, né sui tavoli delle istituzioni delle Belle arti responsabili dell'operazione, perché la proposta prima classificata presenta una grande incognita: costa troppo poco. Su una base d'appalto di 17 milioni, infatti, l'offerta presentata da Research implica un ribasso del 38 per cento. Troppo, forse. Per i capitolati d'appalto che considerano «anomalo» un ribasso oltre i quattro quinti del valore finale dell'intervento, e anche per chi solleva dubbi sull'effettiva fattibilità (a quei costi) del delicato intervento. Per questo, al momento, la Soprintendenza regionale ha optato per una «aggiudicazione provvisoria» dell'appalto e si è riservata ulteriori valutazioni, richiedendo anche informazioni integrative al consorzio vincitore, prima di dichiarare definitiva l'assegnazione. «Dal progetto definitivo passeremo a un progetto esecutivo che, se tutto va liscio, sarà approvato a metà marzo spiega Caterina Bon Valsassina, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici . Dopo la firma dell'esecutivo abbiamo dato due anni per la conclusione dei lavori». Ma di fatto i tempi potrebbero allungarsi ulteriormente anche perché, alla luce del finale di gara ancora non del tutto chiaro, è probabile che lo scenario sarà appesantito da una serie di ricorsi incrociati: il vincitore contro l'eventuale decisione di escluderlo a beneficio del secondo classificato; il secondo (magari non da solo) in caso di conferma dell'attuale ordine d'arrivo nonostante il ribasso «anomalo». L'intervento su Palazzo Citterio, acquistato dallo Stato nel 1972 con l'intenzione di ampliare gli spazi espositivi della Pinacoteca, è uno dei tre lotti del progetto della cosiddetta «Grande Brera», per il quale sono stati finora stanziati 23 milioni di euro. Oltre ai 17 destinati, appunto, al restauro dell'edificio di via Brera 12, ci sono 4 milioni e mezzo per la salvaguardia dei tetti della Pinacoteca stessa e un altro milione e mezzo per l'adeguamento della caserma di via Mascheroni, individuata come sede distaccata dell'Accademia di belle arti. In attesa che si diradino i banchi di nebbia che continuano ad avvolgere questa tormentata vicenda, fino al 16 febbraio sono esposti alla Triennale i progetti che hanno partecipato alla gara europea. Poi la mostra successivamente si trasferirà al Maxxi di Roma, dove sarà visibile dal 6 al 30 marzo. «Il restauro di palazzo Citterio è una ripartenza per Milano», ha detto ieri all'inaugurazione della mostra Margherita Guccione, direttrice del Maxxi e presidente della commissione che ha valutato i progetti e stilato la graduatoria finale. Ma, appunto, su quella classifica non è ancora detta l'ultima parola.