Il progetto di collocare il Museo Archeologico nel Castello di Crotone trova d'accordo sia gli enti locali che l'Amministrazione dei Beni Culturali: l'intervento non si limiterà al recupero di un monumento importante quanto finora trascurato, ma consentirà di valorizzare il complesso delle testimonianze storiche del territorio crotonese, dall'archeologia all'età moderna, attraverso la creazione di un nuovo significativo polo culturale, capace di riqualificare l'immagine stessa della città di Crotone". Questa entusiastica dichiarazione del direttore dei Beni culturali calabresi Francesco Prosperetti figura quasi a guisa di pubblicità in calce all'opuscolo che lo studio dell'architetto Marco Dezzi Bardeschi ha distribuito all'ultimo salone del restauro, a Ferrara. Ed è una dichiarazione interessante non tanto per ciò che dice, ma per ciò che freudianamente rimuove: i cittadini di Crotone. Alcuni dei quali, guarda caso, sono assai meno entusiasti. Le associazioni culturali Sette Soli e Gettini di Vitalba hanno scritto una lettera al ministro per i Beni culturali, Massimo Bray, non solo contestando ciò che si è già realizzato e chiedendo di render noto il progetto definitivo, ma anche denunciando un intreccio a loro giudizio poco chiaro: "Le chiediamo , insomma, un gesto che spezzi la neo-colonizzazione in atto, ai nostri occhi quantomeno inopportuna se pure risultasse ineccepibile sul piano procedurale, che consente all'architetto citato di svolgere il ruolo di progettista e alla figlia di occuparsi della parte archeologica, coadiuvati non dagli specialisti della materia, che pure esistono (pensiamo ad alcuni professori di chiara fama dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria) ma da tecnici locali insufficientemente ferrati". Sia come sia, ciò che per ora si può vedere del progetto (che prevede pesanti inserzioni in metallo e cristallo, e nientemeno che un'altissima torre-faro) lascia a dir poco perplessi: un più attento vaglio degli organi tecnici centrali del Mibac appare quanto mai opportuno.