ERA iniziato come un idillio, ad aprile del 2009, con l'allora sindaco Letizia Moratti a "firmare" il ritorno del maestro alla Scala, ad assicurare che, sì, Milano avrebbe onorato quell'inaspettato cachet ecologista chiesto da Claudio Abbado. IL SOGNO dei 90mila alberi finì un anno dopo. Il progetto firmato da Renzo Piano che provò a dare forma alla visione dell'amico, venne archiviato nella primavera 2010. Tra polemiche e persino un ultimo scambio di accuse. «Quel progetto, Piano non ce l'ha regalato: ci ha chiesto un milione. Senza contare che piantare quegli alberi costa 13 milioni», dettò Letizia Moratti. «Mai chiesto un soldo», replicò con fermezza l'architetto. Che si rammaricò soprattutto per il fatto che Milano non volesse proseguire sulla «strada della natura e della sostenibilità». Quasi quattro anni dopo, simbolicamente, Piano ha donato alla città 10 alberi per accompagnare altrettante iniziative sociali dell'associazione Podisti da Marte. Tigli alti 8-9 metri spuntati allo Stadera, a Baggio, alla Barona. Gli altri arriveranno presto. Non sono gli alberi chiesti nel 2009 da Abbado per tornare alla Scala, certo. Eppure, l'architetto non vorrebbe abbandonare quel sogno. Nel giorno del dolore, ha dettato pubblicamente poche parole. «Claudio ci mancherà per sempre. Ora ho bisogno di adattarmi all'idea che non ci sia più ma non mi rassegno. I progetti in sospeso li realizzerò, con i suoi figli». Per il disegno degli alberi di allora non è stata più avviata nessuna trattativa, raccontano i collaboratori. Ma nella lista dei desideri rimanere anche quello. Alla fine, Claudio Abbado tornò alla Scala. Tra gli applausi. Era il 2012 e il maestro glissò sulla promessa infranta. Ma nel 2010, parlando con Stefano Boeri che intervistò lui e Piano per la rivista "Abitare" sperava ancora. Sosteneva: «Gli alberi assorbono le polveri sottili e producono ossigeno. Per questo vanno piantati sia in centro sia in periferia». La sua amarezza, la espresse il giorno dopo la bocciatura del Comune nel 2010: «Se i milanesi vogliono continuare a respirare i miasmi dell'aria urbana invece di avere più verde in città, liberissimi». In quel disegno c'era piazza Duomo con il "bosco magico" che divise la città. E c'erano i 220 frassini in doppio filare che avrebbero accompagnato una passeggiata fino a largo Beltrami, passando per Cordusio, via Dante, Cairoli. Ma l'operazione era molto più di una pennellata nel centro. Furono individuati dodici punti. E la maggior parte delle 90mila piante avrebbe dovuto mettere radici nelle periferie, lungo le circonvalazioni, da via dei Missaglia a Forlanini. Fu una squadra capitanata da Piano, composta dall'architetto Alessandro Traldi, dal paesaggista Franco Giorgetta, coordinata da Alberica Archinto, con la consulenza di Guido Rossi e la collaborazione della Sovrintendenza a mettere a punto la strategia. Quell'anno di «impegno intenso e per tutti completamente gratuito - ricorda Archinto - finì anche con un po' di amarezza». Ma perché tramontò? «Ci rendemmo conto che da parte del Comune non c'era davvero la volontà di realizzare il progetto. Ogni volta che si risolveva un problema ne veniva sempre avanzato un altro. Si è perduta un'occasione: era un'idea difficile, ma bellissima. Poteva essere il simbolo di Expo». D'altronde, il titolo era: «90.000 alberi per Milano verso l'Expo». Anche Giorgetta rammenta: «Non si trattava solo di piantare alberi nei grandi spazi aperti, ma di far cambiare il volto alla città portandoli nelle strade. Abbado avrebbe voluto che tutto partisse da via Manzoni, vicino alla Scala, ma lì non era possibile. Altrove, però, facemmo studi e si poteva fare. Per via Dante c'erano già possibili sponsor». Nella contabilità di allora del Comune, ogni nuovo albero piantato era "di Abbado". Persino 30 agrifogli in vaso in via Vittor Pisani. Non tutti hanno avuto una buona sorte. Il simbolo può essere il "bosco" di via Caldera, in zona San Siro: la scorsa estate, delle 90 piante poco più di 40 erano vive; una decina era già stata dichiarata morta e in via di espianto, 34 in "sofferenza". In piazza Duomo, la giunta Pisapia ha appena dato il via libera alla nuova aiuola: un orto e alberi. È considerato un pezzo dell'eredità di Abbado, che Palazzo Marino vuole portare avanti: «La sua è stata una duplice visione. Oltre alla quantità, c'è stata la suggestione di portare la natura in centro», dice l'assessore Chiara Bisconti. Entrambe, sostiene, sono «alla portata del Comune. Solo quest'anno, piantumeremo 20mila esemplari. E, con gli alberi di piazzetta Liberty, quelli che vogliamo interrare in Beccaria e con piazza Duomo, stiamo portando avanti anche progetti nei luoghi della pietra. Apertissimi ad accogliere altri spunti che potrebbero essergli dedicati».