Il Comitatone e il ricorso contro la Capitaneria VENEZIA - Contorta Sant'Angelo, si allontana la legge obiettivo. «Il pericolo pare scongiurato» dice il senatore del Pd Felice Casson che la scorsa settimana ha incontrato il ministro all'Ambiente Andrea Orlando. «Ha riferito che il progetto dovrebbe seguire l'iter ordinario della Valutazione di impatto ambientale», ha spiegato ieri il senatore a San Leonardo dove la Municipalità di Venezia aveva organizzato l'incontro, partecipato al punto che molti hanno dovuto assistere in piedi: «Contorta Sant'Angelo, unica alternativa possibile?». Al tavolo dei relatori il professore Luigi D'Alpaos, Casson e il sindaco Giorgio Orsoni. «Servirà fare un ulteriore passo - ha aggiunto Casson - Cosa fare cioè nell'interesse generale, che è ambiente, salute, lavoro, turismo e cultura veneziana. Tutte le soluzioni vanno studiate - ha continuato - con criteri scientifici per evitare le esperienze negative del passato». Casson, insieme ad altri senatori di Pd, Psi e Sel, prima di Natale, ha presentato un'interrogazione e una mozione per evitare il «blitz natalizio» sul Contorta e ha quindi scritto al premier Enrico Letta contro l'inserimento del canale in legge obiettivo. «Per la nostra lettera - ha concluso - qualcuno ha perso la testa (il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa ha scritto ai senatori accusandoli di non essersi adeguatamente informati, ndr) ma il mio capogruppo Luigi Zanda è stato presidente del Consorzio Venezia Nuova. Chi governa enti come porto e aeroporto non può pensare di avere il dominio del territorio - ha concluso - in democrazia esistono passaggi formali da rispettare». Ieri Casson non era l'unico a nutrire dubbi sul Contorta, Erminio Viero, presidente della Municipalità, lo ha definito «un nuovo Mose». Il senatore Sergio Endrizzi (M5S) ha sostenuto che tutte le soluzioni interne alla laguna (trasloco a Marghera, passaggio nel retro della Giudecca e Contorta) sono illegali. «Violano le norme di salvaguardia», ha detto. Per D'Alpaos invece, l'unica soluzione è che le navi si adattino alla laguna. «Nelle condizioni attuali, la laguna non può essere sistematicamente adattata al gigantismo navale - ha detto - A medio termine, vanno estromesse tutte le navi in un terminal esterno». Per il docente di idrodinamica, «serve un cambio di passo metodologico, controllato e controllore devono essere diversi, l'osservatore non può essere amico dell'amico». Il metodo di lavoro è un problema che anche il sindaco ha sollevato. «Competenza idraulica e soggetto tecnico devono essere ben chiari - ha detto Giorgio Orsoni - La podestà sul bene (la laguna, ndr) deve andare a chi ha podestà sul territorio, a cui l'organismo tecnico deve fare riferimento». Si deve cioè uscire dal paradosso che il Comune governa la terra e il Demanio l'acqua di Venezia. Le alternative al passaggio delle crociere a San Marco vanno studiate una ad una. «Ho detto io stesso no alla legge obiettivo - ha aggiunto - Se si vuole fare la Via sulla soluzione migliore, dobbiamo poter mettere a confronto le soluzioni, ho chiesto al Porto la progettazione di tutte le ipotesi e poi si riunisca il Comitatone». Prima di Natale, Orsoni ha scritto a Letta per sollecitare la riunione. «Nessuno si è mai posto il problema del gigantismo - ha concluso - oggi sono lunghe 330 metri, domani 400, se seguiamo il trend, dovremo continuare a scavare. L'ottica va rovesciata, i turisti tornano anche con crociere inferiori a 40 mila tonnellate». Ieri in sala è tornata l'ipotesi del ricorso al Tar del Comune contro l'ordinanza firmata dalla Capitaneria di Porto a dicembre, con la quale è stato fissato il limite massimo dei passaggi in Bacino nel 2014, con un taglio del 12,5 per cento rispetto ad oggi (sommato ai traghetti che dovrebbero spostarsi a Fusina in aprile, il taglio sale al 44 per cento). E' un'ipotesi che il sindaco aveva adombrato i giorni successivi all'ordinanza.