Promesse da marinaio. Avevo spergiurato (un paio di volte, a dire il vero) che non avrei più parlato né scritto neanche di soppiatto del teatro romano di Brescia. Sepolto. Come era avvenuto tanto tempo fa dopo che un bel pezzo del colle Cidneo gli era rovinato sopra per una frana. E invece, guarda un po': chi ne riparla? Il sindaco e la sua vice, assessore alla Cultura. Che hanno deciso di fare il primo passo: piccolino, per carità, come uno di quelli che tenta di fare la mia pronipotina di un anno. Ma significativo. Chapeau. Si tratta di far ripulire l'area dalle erbacce che la infestano, e di conseguenza di far disegnare un percorso fra le rovine che i visitatori potranno praticare in passeggiate goethiane (o stendhaliane che dir si voglia), per raggiungere successivamente l'area fascinosa e articolata di San Salvatore e dintorni. Digressione autobiografica. Una ventina di anni fa, durante le estati teatrali dedicate a Ermengarda e a suo fratello, il pubblico era costretto a fare lunghe promenades a tappe forzate per seguire gli episodi, che avevano una certa durata: allora ci eravamo riforniti all'Ikea di seggiolini pieghevoli che gli spettatori (non più di cento ogni sera per molte sere) prendevano all'ingresso e restituivano alla fine. Come al Théatre National Populaire di storica memoria. E un'estate, appunto, Adelchi moriva tra le braccia del vecchio padre Desiderio proprio lì, in un anfratto diruto del teatro romano. Benissimo, dunque, il maquillage delle rovine per mascherare l'abbandono di quel grande abbraccio di pietra: chissà che passeggiando attentamente in quei luoghi come facemmo allora con gli amministratori e i dirigenti del Comune in un'ispezione entusiasmante, anche i nuovi visitatori non provino a immaginare che cosa potrebbe accadere restituendo all'uso primigenio quell'attonito spazio nel cuore della città, protetto dall'abbraccio del suo colle. Forse è dopo quel sopralluogo indimenticabile che nasce l'idea di affidare a uno studioso del settore conosciuto in ambito internazionale delibera del consiglio comunale del 18 maggio 1996 l'icarico di «progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva relativa al recupero del teatro romano». Soltanto un successivo intervento del ministero consentirà di portare a termine il progetto, arenato poi nelle secche delle scarso feeling con le sovrintendenze del tempo. Ma il progetto c'è, e ci sono bellissimi disegni, e uno splendido modello in legno, tutto già esposto e discusso in varie sedi universitarie (Milano, Venezia, Parma). Perché, a proposito, il nuovo consiglio dell'ordine degli architetti non prende in considerazione convegno e mostra con materiali ormai conosciuti in tutto il mondo professionale e non all'ambiente e ai cittadini bresciani cui era destinato? So benissimo, amici (se posso) Emilio e Laura, che non sono questi i tempi per gesti impegnativi. Ma per discutere e tener vivi questi problemi, bastano pochi soldi e il tempo si può trovare. Poi, se un giorno qualcuno si convincerà a prendere per il bavero questo argomento, sarà perché ci saranno altre condizioni e altre convinzioni.