Il ministro Giuliano Urbani "dimentica" la legislazione federalista E il Consiglio di Stato respinge le norme varate per privatizzare il patrimonio artistico. Le reazioni ROMA - Tutto da rifare, o quasi. La "privatizzazione" del patrimonio artistico può attendere. Il Consiglio di Stato ha infatti bocciato il regolamento di attuazione dell'articolo 10 (che contiene il 33 della finanziaria) che prevedeva anche l'ingresso dei privati nelle istituzioni museali, soprattutto attraverso la nascita di società per azioni a capitale misto, pubblico e privato. Il perché è abbastanza semplice: attraverso un regolamento si è voluta disciplinare una materia che dopo la riforma federalista è di competenza delle Regioni (a fianco, i link alle norme con il testo dell'articolo 10 con successive modifiche, alla bocciatura del Consiglio di Stato, all'intervista all'ex ministro Giovanna Melandri, alle reazioni di Paolucci, Strinati e della Uil). E' bene ricordare che nel marzo del 2001 il Parlamento ha approvato la modifica del titolo V dellaCostituzione, riformando lo Stato in senso federalista. Il 7 ottobre 2001 gli italiani hanno approvato la legge con un referendum e il 18 ottobre la riforma è diventata costituzionale. Sulle materie che non restano di esclusiva competenza dello Stato ma sono di "legislazione concorrente", all'amministrazione statale spetta il compito di varare i principi generali con una legge, mentre sono le Regioni a disciplinare la materia. E la valorizzazione dei beni culturali, dice il Consiglio di Stato, rientra nel quadro della "legislazione concorrente" mentre la tutela resta dello Stato anche se i confini non sono del tutto netti. Alla luce di questo il Consiglio di Stato ha respinto la seconda bozza del regolamento di attuazione dell'articolo 10 del decreto legislativo numero 368 del 1998 (che contiene anche il 33 della finanziaria). Quattro anni fa veniva riconosciuta al ministero la possibilità di creare, con regolamento, fondazioni e società per la valorizzazione del patrimonio artistico. Nella finanziaria il ministero aveva continuato a camminare su questa strada, rendendola ancora più netta e decisa, sollevando non poche proteste. Ebbene, secondo il Consiglio di Stato le disposizioni dell'articolo 10 devono "ritenersi venute meno a seguito dell'entrata in vigore del nuovo titolo V della Costituzione". A fermare tutto dunque ci ha pensato il Consiglio di Stato: il ministero infatti non aveva tenuto conto dei cambiamenti causati dalla modifica del dettato costituzionale. Oggi non si può disciplinare la materia con un regolamento, "non può ritenersi strumento idoneo all'esplicazione della competenza spettante allo Stato, che deve intervenire con legge per dettare i principi fondamentali della materia". Il ministro Giuliano Urbani getta però acqua sul fuoco e ha deciso di intervenire su due fronti: da una parte sarà riscritta la legge che permette la formazione delle società per azioni a carattere misto, dall'altra sarà rivisto e modificato l'articolo 33 in modo da definire i monumenti "nazionali" e quelli "regionali", così da dividere le competenze tra Regioni e Stato. Oggi, seguendo l'ordinanza del Consiglio, il Colosseo, ad esempio, dovrebbe essere seguito dalla Regione Lazio, gli Uffizi dalla Toscana. Dice Urbani: "Accogliamo i suggerimenti del Consiglio di Stato ma non capiamo come possano essere monumenti di valore esclusivamente regionale". Si riscriveranno le norme. Dovrebbero essere approvate entro il 31 dicembre. Sarà il prossimo anno quello della "privatizzazioni"?