IL SIPARIO sulla cultura è appeso al filo sottilissimo della sempre più esigua contribuzione pubblica. Un panorama fosco, che vede lo Stato assente o quasi, gli enti locali in rosso, un apporto dei privati (perlopiù Fondazioni bancarie) ancora modesto e l' anomalia dell' ingerenza della politica, su nominee finanziamenti. Parola di assessore alla Cultura, nonché ex sovrintendente del Massimo e del Maggio fiorentino e candidato, forse unico, alla sovrintendenza del Teatro palermitano. Francesco Giambrone ha scritto con piena cognizione di causa lo studio sulle "Politiche per la cultura in Europa", edito da Franco Angeli, mettendoci tutta la preoccupazione di amministratore ma anche il pathos dell' appassionato, del fruitore. Cifre, raffronti, tabelle, una manciata di sale sulla ferita di una politica culturale che non riesce a valorizzare il suo patrimonio, né quello monumentale, né quello della tradizione lirica. Si parte dal dato, sconfortante, delle risorse del bilancio dello Stato destinate alla cultura sotto lo 0,3 per cento contro l' 8,3 della Svezia e il 2 per cento della Francia. Le risorse assegnate al ministero per i Beni culturali sono state ridotte del 30 per cento, tra il 2004 e il 2010, mentre lo stanziamento per le politiche culturali è sceso dallo 0,34 allo 0,21 per cento. Discutibile, secondo Giambrone, la scelta di affidare direttamente al ministro o ai suoi collaboratori la responsabilità dell' assegnazione dei contributi, mentre a livello regionale l' ingerenza politica si manifesta con la totale assenza di regole. Così come è discutibile (e Giambrone ne ha fatto le spese in due occasioni, a Palermo prima e a Firenze poi) il fatto che la proposta della nomina del sovrintendente di un teatro lirico spetti al sindaco, col risultato che a ogni cambio di guardia politico il sovrintendente venga "licenziato". Lo studio affronta anche il problema dell' assoluta mancanza di coordinamento tra enti pubblici, Stato, Regione, Comune: ciascuno di loro, infatti, agisce indipendentemente dall' entità degli altri finanziamenti pubblici. Col risultato di un' inevitabile diseguaglianza.
LA CULTURA BISTRATTATA CENERENTOLA D' EUROPA
Il contributo pubblico alla cultura è in diminuzione. Lo Stato assegna solo lo 0,3% del suo bilancio alla cultura, mentre la Svezia e la Francia ne assegnano il 8,3% e il 2% rispettivamente. Le risorse del ministero per i Beni culturali sono state ridotte del 30% tra il 2004 e il 2010. Giambrone sostiene che la nomina del sovrintendente di un teatro lirico spetti al sindaco, non al ministro, e che l'ingerenza politica è un problema. L'assenza di coordinamento tra enti pubblici, Stato, Regione, Comune è un altro problema. Questo porta a una diseguaglianza nella valorizzazione del patrimonio culturale.
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