L'attore si è preso l'ultima parola: «Ho studiato pittura otto anni, e delle vostre primarie non me ne frega proprio niente» PADOVA - Dario Fo è in scena ormai da quasi un'ora al Gran Teatro Geox di Padova con lo spettacolo «In fuga dal senato». Chiede il permesso di bere un bicchiere d'acqua e, d'emblée, con una mossa da grande teatrante, ritorna sul recente scontro con il comune di Padova sulla cappella degli Scrovegni. Il premio Nobel, circondato da oltre 150 persone tra il pubblico che ha invitato a sedersi sul palco, piega un fazzoletto di carta tre volte e l'inserisce nell'acqua per due dita. «L'acqua penetra e si mangia tutto il muro: si chiama diffusione per capillarità dice Fo vedete come risale questo fazzoletto? È quello che succede alla Cappella degli Scrovegni». L'attore ripercorre la vicenda citando il Corriere del Veneto: dal suo intervento alle offese ricevute da parte dell'assessore Andrea Colasio, fino allo scontro durante la conferenza stampa con il sindaco Ivo Rossi. «C'è stata una disputa per un mio intervento sulla cappella degli Scrovegni: l'opera più importate di Padova che rischia da un giorno all'altro d'essere sbranata dall'acqua continua il premio Nobel per la letteratura nonostante quello che dice Colasio, quella della pittura su muro fa parte della mia vita, ho studiato per otto anni a Brera la tecnica dell'affresco. Una falda d'acqua che circola sotto l'affresco di Padova è un grande pericolo: già il cenacolo di Leonardo a Milano è stato quasi cancellato del tutto per lo stesso problema». «Ma il sindaco assicura che il pericolo non c'è usa l'ironia il grande teatrante - e alla mia intenzione di promuove un incontro ho ricevuto solo insulti. Perfino Luca Zaia mi ha accusato di disinformazione visto che chissà da quanti anni non vado a visitare la cappella: io agli Scrovegni tengo una barchetta ormeggiata nell'acqua!». Il pubblico è attentissimo. Anche quando Dario Fo racconta che l'assessore Colasio gli ha detto che era pietoso, solamente perché aveva riportato le analisi di due studiosi come Salvatore Settis e Chiara Frugoni. Fo, ricordando come Giuliano Pisani si sia schierato dalla sua parte per un vincolo di tutela che deve essere esteso per chilometri intorno al monumento, arriva poi a insinuare il dubbio che la cosa sia strumentalizzata per le primarie per il futuro sindaco: «Sia chiaro, dei vostri problemi politici ed elettorali, non me ne frega proprio niente!», ha detto sicuro. «A Firenze si è svolto un convegno internazionale sulla cappella degli Scrovegni io ho chiesto al sindaco perché nessuno di Padova si è fatto vivo e qui gli interpellati non hanno dato risposta continua Fo - deduco che il Comune non se la sia sentita di confrontare le sue certezze sul monumento con i forti dubbi espressi durante il convegno». Ritornando alla similitudine del Vajont come un evento tragico che si poteva evitare, Fo conclude. «Il Comune deve approfondire l'inchiesta perché non si risolvono i problemi evitando il dibattito o il confronto: il silenzio, il minimizzare va sempre e solo a vantaggio della disinformazione che porta alla calamità».