Ugo Soragni Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto, Presidente della Commissione interdisciplinare e scientifica per la conservazione e gestione della Cappella degli Scrovegni Nei giorni scorsi i mezzi di informazione hanno dedicato ampio spazio ad alcune dichiarazioni e interventi sullo stato di conservazione della Cappella degli Scrovegni. Tali affermazioni sono consistite, in sintesi, nella richiesta di accertare se la presenza di acqua nella cripta possa in qualche modo riflettersi sulla condizione delle murature soprastanti affrescate da Giotto, nel convincimento che a tale situazione non sarebbe stata dedicata un'attenzione sufficiente in ordine alla sua possibile incidenza sulla salubrità e sulla sicurezza costruttiva dell'edificio - con l'invito a procedere al «risanamento» dei luoghi - nell'affermazione che non sarebbero disponibili dati attendibili sul comportamento strutturale della copertura in acciaio e del cordolo cementizio messi in opera nel 1963 e, infine, nell'esortazione a «rinforzare», o in alterativa, a «rimuovere» i setti trasversali in muratura di mattoni realizzati all'interno della cripta nel corso dell'ultimo conflitto. Da ultimo si è registrata la richiesta, rivolta al comune di Padova e al dicastero dei Beni e delle attività culturali, di procedere alla nomina di una commissione internazionale di «altissimo livello», alla quale affidare il compito di accertare la verità dei fatti in sostituzione di quella attualmente operante. Ritengo doveroso osservare, in merito a tale ultima richiesta, che l'attuale commissione, presieduta dal sottoscritto Direttore regionale, è composta dai Soprintendenti di settore, dal direttore dell'Istituto superiore per il restauro e la conservazione (istituzione in grado di esprimere un primato italiano assoluto in questo campo), da docenti di ingegneria, tecnica delle costruzioni, idraulica, fisica tecnica e geotecnica degli atenei di Padova e Venezia, componenti della Commissione nazionale Grandi rischi, dal direttore dei Musei Civici e dai dirigenti dell'amministrazione comunale a vario titolo interessati all'edificio (...) Come sia le dichiarazioni in questione, in un crescendo di toni oscillanti tra la preoccupazione per le sorti dell'insigne monumento trecentesco e la certezza di trovarsi, se non nell'immediatezza della sua letterale rovina, al cospetto di una situazione di gravissima emergenza, rappresentano l'occasione per ribadire le circostanze emerse dalla elaborazione dei dati e dai parametri raccolti nel corso dell'attività di monitoraggio alla quale la Cappella è sottoposta da tempo. In primo luogo va detto che le osservazioni e le critiche sommariamente elencate più sopra sono sicuramente meritevoli di attenzione, sebbene provenienti da soggetti sprovvisti di qualsiasi formazione tecnico-scientifica nei settori dell'idraulica, delle discipline geotecniche e della scienza delle costruzioni applicata agli edifici storici (...) Venendo ora al merito delle principali questioni sollevate, pongo in evidenza quanto segue: 1. l'adozione di qualsiasi provvedimento volto ad apportare un miglioramento delle condizioni attuali della Cappella deve fondarsi sull'accertamento di mutamenti in atto dello stato dei luoghi e dell'edificio cui corrispondano effetti suscettibili di comprometterne, o anche solo di minacciarne, la conservazione. 2. La tutela del complesso padovano tardomedievale deve consistere, in primo luogo, in un'attività di monitoraggio costante delle sue condizioni strutturali, idrauliche, geotecniche. Tali controlli sono in atto da oltre un decennio e consistono nella rilevazione e nell'elaborazione costante, gradualmente implementate per effetto dell'installazione e dell'attivazione di nuovi dispositivi, dei dati e dei parametri che le discipline e la letteratura scientifiche più aggiornate assumono significativi ai fini della valutazione delle condizioni di conservazione dei manufatti storici, sulla base dei protocolli internazionali più accreditati. 3. Allo stato attuale nessuno dei parametri oggetto di rilevazione indica la sussistenza di situazioni tali da richiedere l'adozione di provvedimenti che vadano oltre le ordinarie pratiche manutentive richieste da un edificio di tale vetustà e di tali caratteristiche architettoniche, strutturali e decorative. Questo vale sia per gli aspetti idraulici, sia per quelli che attengono il comportamento statico dell'edificio, sia, infine, per quelli che riguardano lo stato di conservazione degli affreschi. Situazioni suscettibili di ingenerare, anche comprensibilmente, perplessità o preoccupazione nel pubblico, quali, su tutti, la presenza di acqua nel cenobio, riflettono una situazione documentata da almeno un secolo e mezzo, ovvero da quando la Cappella è stata acquisita alla proprietà del Comune (1880). Pensare di modificare tale condizione, che abbiamo le prove non risultare al presente, in alcun modo e sotto nessun profilo, tale da mettere in discussione lo stato degli affreschi giotteschi (come hanno dimostrato, tra le altre, alcune recentissime indagini altamente sofisticate...) significherebbe intraprendere complessi e costosi interventi di ingegneria idraulica al presente del tutto ingiustificati, tali da disegnare uno scenario dai contorni assolutamente incerti a causa degli effetti imprevedibili che ne deriverebbero sul comportamento dei terreni di fondazione. Questi ultimi, impregnati per secoli dall'acqua della falda, muterebbero più o meno repentinamente il proprio comportamento meccanico a seguito della bonifica, con conseguenze inevitabili (ancorché dai contorni al momento non precisabili) sulle strutture architettoniche e, dunque, sugli stessi apparati decorativi. Effetti allo stesso modo non valutabili si avrebbero sulle superfici delle murature della cripta, a seguito dei fenomeni legati alla cristallizzazione dei sali al loro interno, al presente in stato solubile. 4. La condizione idraulica attuale della cripta è oggetto di un'attenzione costante, che muove dalla consapevolezza che tale tipologia di vani ipogei veniva realizzata anche al fine di evitare problemi di umidità alle pareti soprastanti. La situazione padovana è stabilizzata da secoli e, pertanto, è consigliabile conservare lo status quo. La funzione delle pompe è quella di mantenere il livello dell'acqua entro limiti ritenuti non pregiudizievoli, anche solo in via ipotetica, alla conservazione dell'aula affrescata. 5. Si sono appena concluse le verifiche annuali da parte dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, condotte centimetro per centimetro sulla superficie dei dipinti. A breve ne verrà reso noto il rapporto conclusivo. Si può comunque anticipare l'esito assolutamente positivo dei controlli. 6. Non abbiamo alcuna certezza sugli effetti della rimozione dei setti murari realizzati trasversalmente all'interno del cenobio durante il secondo conflitto mondiale, ai quali si deve un'azione di consolidamento dei terreni esercitata ininterrottamente per oltre settant'anni. Al momento nessuno è in grado di affermare, su base scientifica, quali sarebbero le conseguenze sulla statica della costruzione derivanti dal venire meno dell'azione esercitata dal loro peso, salvo che per l'inevitabile ricerca di un nuovo equilibrio. A fronte delle mutate condizioni geotecniche l'architettura della Cappella sarebbe costretta a trovare tale equilibrio in variazione (più o meno intensa) delle deformazioni che la stessa ha subito nel tempo. Non dimentichiamo che un edificio storico si deforma per mantenere tale equilibrio e che le lesioni che si producono per soddisfare tale condizione sono di fatto dei «giunti» naturali, che consentono di distribuire gli stati tensionali in forme compatibili con la sopravvivenza della costruzione. 7. La questione della copertura metallica e del cordolo cementizio è stata accuratamente analizzata (...) ricorrendo anche a modellazioni strutturali tridimensionali e a indagini sperimentali dinamiche. Al momento, non sussistono ragioni che possano giustificare, neppure sotto il profilo del rischio sismico, alcuna ipotesi di sostituzione dell'attuale sistema della copertura. Si può affermare dunque che i dati di cui la Commissione dispone permettono di escludere la sussistenza, in questo momento, di situazioni tali da richiedere l'adozione di iniziative che vadano al di là di un'attenta e costante azione di controllo e di manutenzione, esercitata attraverso strumenti, metodi di rilevazione e buone pratiche che possono definirsi tra i più completi ed aggiornati.