A proposito di giovani, cultura e disoccupazione nella nostra regione. Partiamo da qualche piccolo dato statistico. In Puglia i dipendenti del ministero dei beni e delle attività culturali - a cui, va ricordato, da pochi mesi si sono aggiunti quelli del ministero del turismo - erano: 856 nel 2010; 839 nel 2011; 816 nel 2012. Un lento, inesorabile, stillicidio di personale che porta a sguarnire il settore che dovrebbe essere chiave per lo sviluppo di una regione a vocazione turistica come la nostra: la cultura. Se si aggiungono due ulteriori considerazioni e cioè: che l'impoverimento del personale è dovuto al mancato rimpiazzo di chi va in pensione, determinando così un progressivo invecchiamento degli addetti alla cultura; e che sul ministero dei beni culturali non si sono ancora esercitate appieno le forbici della spending review, appare fin troppo chiaro che per il settore ci saranno sempre meno risorse fresche, sia umane che finanziarie. Lo sa bene il ministro Bray, che si sta battendo con tenacia per dirottare alla cultura percentuali non irrisorie del bilancio dello Stato. Ma i tempi sono quelli che sono e neanche se fosse dotato dei poteri di Superman il nostro potrebbe invertire il corso degli eventi. Ne è un esempio il bando «500 giovani per cultura» partito con le migliori intenzioni e riportato sulla terra da quei 400 Euro lordi al mese che sembrano poco più che una mancia. Lontani ormai, e forse finiti per sempre i tempi in cui lo stato assumeva e a volte ingolfava all'inverosimile i propri organici. È tempo di pensare un nuovo modo di intendere e fare cultura, un nuovo modo di concepire il rapporto tra pubblico e privato. L'assunto inderogabile da cui partire e che la proprietà e la tutela - e cioè il controllo dell'integrità del patrimonio culturale e la conseguente azione di contrasto con tutto ciò che si configura come minaccia e pericolo - deve rimanere allo stato. Un corpo snello e agguerrito di funzionari e tecnici del ministero deve continuare a svolgere quell'attività che già svolge con zelo tra mille fatiche e mille impedimenti. La gestione, invece, e la promozione devono essere affidate ai privati. E qui entrano in pista i giovani, quelle moltitudini di laureati nelle materie variamente riconducibili ai beni culturali. Come? Promuovendo la costituzione di cooperative giovanili a cui affidare non solo lavori di studio, ricerca, catalogazione ma anche i servizi - biglietterie, bookshop, caffetterie, organizzazione delle visite guidate - e la promozione - messa in rete di poli d'attrazione culturale, lancio di itinerari culturali, ecc. Il tutto dialogando senza falsi pudori con quelle forze produttive riconducibili a quella parolina - turismo - non a caso messa in coda alle competenze del ministero dei beni culturali. Vista la ricchezza del nostro patrimonio culturale, pensate a quale spinta occupazionale si creerebbe. Pensate all'energia e alla creatività che si sprigionerebbero da giovani strappati all'inedia della disoccupazione e trasformati finalmente in protagonisti.
Puglia. La cultura ai privati
In Puglia, il numero di dipendenti del ministero dei beni e delle attività culturali è in declino. Nel 2010, erano 856, nel 2011 839 e nel 2012 816. L'impoverimento del personale è dovuto al mancato rimpiazzo di chi va in pensione, determinando un invecchiamento degli addetti alla cultura. Il ministero dei beni culturali non ha ancora esercitato appieno le forbici della spending review, determinando una carenza di risorse. Il ministro Bray sta cercando di dirottare risorse alla cultura, ma i tempi sono quelli che sono. Il bando per 500 giovani per cultura è stato riportato sulla terra da 400 Euro lordi al mese.
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