A fine anno sono scaduti i tempi per la presentazione a Parigi del dossier sullo stato del centro storico di Napoli. L'ultimatum dell'Unesco sul degrado del sito tutelato è arrivato a febbraio 2012. Il Comune ha varato il piano del Grande progetto che prevede 100 milioni. Erano 240 nel 2008. Un piano solo sulla carta. NAPOLI - Parcheggiatori abusivi che gestiscono il territorio. Parabole televisive che fuoriescono dalle chiese chiuse nel 1980. Parti di edifici storici tutelati trasformati in depositi, officine e ritrovi privati. Marmi e statue portati via da mani ignote e che hanno lasciato nudi portoni e facciate del Cinquecento. L'ultimo reportage sui Decumani di Napoli andato in onda il 23 dicembre scorso nella trasmissione «Le falde del Kilimangiaro», ha fatto infuriare ancora di più i delegati dell'Unesco che vigilano sui monumenti a rischio. Per non parlare delle continue lettere di denuncia che da parte dei comitati e dei cittadini arrivano nella sede di Parigi. Il centro storico di Napoli è osservato speciale e rischia di uscire fuori dall'elenco dei siti mondiali tutelati. L'ultimatum potrebbe arrivare a breve. Sarebbe il terzo. Il problema non è solo morale e di prestigio, ma anche economico. L'Unesco, con il suo «Grande progetto» porta cento milioni di euro da investire nel restauro e nella riqualificazione urbana, da piazza Bellini a Santa Chiara, da San Gregorio Armeno al Pio Monte della Misericordia. Fino a qualche anno fa erano 240. Ma 140 sono stati «stornati» dalla Regione per altre esigenze. Se tutto salta il centro storico muore definitivamente. Per colpa di chi? I soldi ci sono, già stanziati dall'Europa con il 75 di Fesr (Fondo europeo sviluppo regionale). Fanno parte dele «elargizioni» per il periodo 2007-2013. «Sono trascorsi quasi vent'anni dal riconoscimento che l'Unesco nel 1995 attribuì al centro storico di Napoli e si continuano a leggere solo annunci e proclami senza metterlo a posto e sistemarlo secondo i parametri richiesti dallo stesso ente internazionale», spiega Antonio Pariante, presidente del Comitato Portosalvo che si batte per la salvezza dei Decumani e delle sue chiese. «Duecento sono chiuse - prosegue - e vengono continuamente saccheggiate. I famosi restauri promessi dai politici e dagli amministratori di ieri e di oggi continuano a rimanere solo sulla carta. Nel frattempo, oltre le impietose critiche sulla scarsa capacità di accoglienza e assistenza rivolta ai visitatori dei Decumani, c'è da registrare che il grande patrimonio culturale della nostra città composto da chiese, fontane, palazzi e monumenti di gran pregio degrada nell'incuria e nell'abbandono più totale senza rimedio alcuno». Un sentimento condiviso da quasi tutti i cittadini e i commercianti. Più volte c'è stata la protesta delle luci spente ai Decumani e più volte l'associazione Corpodinapoli ha lanciato appelli all'amministrazione. Compresa la richiesta di ciò che è normale nel centro storico di qualsiasi altra città: la presenza continua dei vigili urbani. Che invece è sporadica durante il giorno e del tutto assente dopo le 20. L'Unesco inviò un ultimatum formale al Comune nel febbraio del 2012. Una lettera a firma del vice direttore generale alla Cultura, Francesco Bandarin: «Illustrissimo signor sindaco, le scrivo perché ho ricevuto segnalazioni che lamentano lo stato deplorevole in cui versa il centro storico di Napoli. Mi permetto di rammentarle che l'Unesco nel 2012 dovrà ricevere un rapporto sullo stato di conservazione e sulle varie misure di protezione messe in atto per salvaguardare il centro storico». Il primo richiamo era arrivato nel 2008. Lo stato di «recidività» indusse il Comune a fare presto. Così a fine 2012 si varò il «Grande progetto Unesco per il centro storico». In cui venivano stilati i progetti e il cronoprogramma di intervento «d'intesa fra il Comune, la Regione, la Direzione regionale del Ministero dei Beni culturali, con le Sovrintendenze interessate, l'Arcidiocesi e il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche. Il programma comprende interventi nell'insieme finalizzata al recupero e alla valorizzazione del centro storico di Napoli, non solo attraverso il restauro di monumenti e di edifici storici, ma anche attraverso un'articolata serie di interventi sul tessuto urbano del centro storico (dagli impianti tecnologici ai sottoservizi, all'arredo urbano) e sulla gestione degli spazi pubblici. La possibilità di conseguire questo obiettivo è legata alla qualità dei progetti di diversa natura messi in campo e, soprattutto, alla loro organica integrazione». Un piano che è servito a «placare» l'Unesco ma che esiste solo sulla carta. L'assessore regionale Eduardo Cosenza l'8 dicembre scorso annunciò: «Sono partite le gare per le opere che rientrano nel Grande progetto. In particolare sono stati banditi i primi quattro lotti di lavori per complessivi 20,9 milioni di euro. In dettaglio, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea il bando per i lavori relativi al complesso dei Gerolomini (per un valore di 7,7 milioni di euro) e sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i lavori per l'Insula del Duomo (per un valore di 4 milioni di euro), per il complesso monumentale di San Paolo Maggiore (per altri 4 milioni di euro) nonchè per quello dei Santi Severino e Sossio (5,2 milioni di euro)». Al momento però mai nessun cantiere è stato aperto, e nessun'opera è stata assegnata. Non ingannino i ponteggi davanti alla chiesa di Sant'Agostino alla zecca. Sono lì da trent'anni. E da trent'anni si paga un affitto alla ditta. Ma di lavori nulla. Spiega Maurizio di Stefano, presidente della Icomos, struttura di controllo dei siti Unesco: «A Parigi doveva arrivare in questi giorni il dossier richiesto sullo stato di conservazione. Le opere avrebbero già dovuto iniziare entro lo scorso anno. Vediamo cosa succede poi si valuterà».