Capoluogo, sono 24 gli edifici non utilizzati. Proposta del Pd: «Destiniamo gli spazi vuoti a progetti culturali, economici e sociali» TRENTO La mappa è articolata e abbraccia, di fatto, tutto il territorio comunale: dall'edificio Asuc di Baselga del Bondone fino alle ex scuole elementari di Villamontagna, dall'ex Laverda di Roncafort fino alle materne «Collodi» in San Giuseppe-Santa Chiara. Coinvolgendo pure immobili che negli ultimi anni hanno sollevato discussioni in alcuni casi anche accese: l'ex mensa universitaria del Santa Chiara, la palazzina Liberty, l'ex sede dell'Apt. In totale, sono 24 gli edifici di proprietà del Comune di Trento attualmente liberi. Anche se non tutti lo rimarranno a lungo: nella palazzina Liberty verrà trasferita la sezione giovanile della biblioteca, nell'ex Civica casa di riposo sorgerà il polo degli uffici comunali attualmente in affitto al Top center. Il quadro della situazione è tracciato nella relazione semestrale di attuazione degli ordini del giorno di Palazzo Thun, collegato alla mozione sulla «mappatura degli edifici comunali non utilizzati» approvata in aula il 18 gennaio 2012. E individua, nel dettaglio, tutti i locali a disposizione dell'amministrazione. Molti hanno un passato scolastico: tra questi, l'ex scuola elementare di Cadine, l'ex scuola materna «Ghiaie» di Gardolo, l'ex scuola elementare di Cortesano e quella di Baselga del Bondone. Ma ci sono anche dei masi in Oltrefersina (maso Serafini e «Ghiaie del Fersina»), abitazioni singole (in via del Malgar a Meano), forti (Forte alto di Mattarello) e cappelle (quella di Sant'Adalberto in via Ghmeiner). E poi, ancora, strutture sulle quali la città si è già interrogata: l'ex osservatorio meteorologico delle Laste, l'ex ostello di via Manzoni, l'ex archivio militare di via Giovanelli. Un «reticolo» di edifici che, in queste settimane, ha attirato l'attenzione di Paolo Serra (Pd). Il quale, in un ordine del giorno depositato in occasione del bilancio ma non esaminato, ha messo nero su bianco una serie di proposte per «promuovere la cultura del riuso del patrimonio edilizio esistente». L'obiettivo indicato nella mozione (sottoscritta da tutto il gruppo del Pd), che sarà discussa in commissione bilancio, è di mettere gli immobili «a disposizione di progetti che, utilizzando tale patrimonio, migliorino i servizi, producano innovazione sociale, contribuiscano a creare occupazione e nuove attività imprenditoriali e produttive». In sostanza, il consigliere prospetta l'indizione di «bandi che prevedano l'utilizzo degli immobili liberi o in stato di degrado nella forma della concessione in comodato d'uso gratuito per un periodo lungo a soggetti pubblici e privati, sulla base di una proposta per la realizzazione di progetti di sviluppo culturale, sociale ed economico». Progetti che non riguardano solo le associazioni, ma anche start up, show room di prodotti artistici e culturali, aree espositive e per eventi, spazi di coworking. «Il modello spiega Serra è Milano, dove questa esperienza è già partita».