Visite agli scavi ferme da anni e 100 operai in cassa integrazione POZZUOLI La botola del tempo è sempre stata lì, nascosta tra le vie del quartiere terremotato, coperta da strati e secoli di vita cittadina. Il viaggio inizia sotto Palazzo Migliaresi, basta un piano di scale per tornare indietro di duemila anni, nel Rione Terra che fu la città dei savi del sesto secolo avanti Cristo. Un vero gioiello dell'archeologia romana che potrebbe reggere il paragone con Pompei ma che resta irrimediabilmente chiuso. Sono oltre trent'anni che si aspetta la riapertura del Rione Terra, l'antico quartiere puteolano sgomberato nel 1970 a causa del bradisismo e da allora interdetto a visitatori e abitanti. È il 1993 quando si apre un cantiere che non chiuderà più. Lavori, più volte interrotti e ripresi, per il restauro della cittadella sotterranea d'epoca romana e per la ristrutturazione della parte superiore moderna. Nell'arco degli anni vari i lotti consegnati al Comune di Pozzuoli ma si è ancora ben lontani dalla conclusione. Fino a sette anni fa il percorso archeologico, almeno per la parte restaurata, era aperto e visitabile, 4mila metri quadrati da ammirare e percorrere, poi è stato nuovamente chiuso per motivi gestionali ed economici. A ritardare i lavori, la mancanza di fondi che mette a repentaglio il completamento dell'opera. Cento gli operai in cassa integrazione, in attesa che la Regione sblocchi i 30 milioni promessi, utili al completamento della Cattedrale e di alcuni lotti. Se arrivassero i fondi necessari in quattro anni l'opera sarebbe conclusa, l'area sotterranea visitabile diventerebbe di 16mila metri quadrati (l'intero Rione Terra è pari a 40mila metri quadrati). Ora è finita solo la parte est del percorso fino al Tempio di età augustea. Un tesoro archeologico che raccoglie e racconta le varie stratificazioni che si sono succedute nei secoli, il primo insediamento è del 194, in piena età Repubblicana per continuare fino al 1538 anno dell'eruzione di Monte Nuovo. Gli scavi hanno riportato alla luce interi lembi della città romana, con le strade e gli edifici destinati alla vita civile e commerciale di Puteoli. L'itinerario restaurato fu inaugurato nel 2002 e reso visibile fino al 2007 grazie ad una gestione provvisoria. In cinque anni migliaia furono i visitatori che, anche di notte, ebbero la fortuna di vedere qualcosa di unico nel suo genere. Un suggestivo percorso che attraversa uno dei decumani principali ed un cardine minore dell'antico tessuto urbano con osterie, depositi di merce e botteghe, tra cui un «pistrinum» con le macine in pietra vulcanica adoperate per il grano intatte. Dagli scavi sono emersi numerosi frammenti architettonici ed una serie di sculture in marmo pentelico, copie romane da originali greci di età classica, ora esposte nel Museo Archeologico di Baia. Dal 2004 la visita si è arricchita con la scoperta dei lupanari, con 30 anguste cellette con orinatoi e letti in pietra, destinate agli incontri erotici. Postribolo gestito a livello industriale per il porto più grande dell'Impero. In un grande edifico è stato rinvenuto un larario sotterraneo, affrescato con la rappresentazione delle dodici divinità dell'Olimpo. Rinvenute le strutture in tufo del «Capitolium» e quelle in marmo del Tempio di Augusto, tra cui 31 pezzi della trabeazione, già emersi entro le mura del Duomo, fiore all'occhiello della Rocca. La cattedrale, uno scrigno tardo barocco che ingloba il tempio augusteo, interamente in marmo, devastata da un incendio nel 1964, doveva inaugurarsi, dopo l'ennesimo annuncio, lo scorso Natale alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, evento ancora rimandato. Il Rione Terra per i puteolani resta una ferita aperta, cuore della loro millenaria cultura, simbolo della rinascita sociale ed economica dell'area flegrea, qui un giorno sorgerà una panoramica e funzionale cittadella del turismo, con strutture di ricezione alberghiera, botteghe commerciali, musei ed edifici comunali. Un polo che possa fungere da attrattore e competere con mete attualmente più ambite.