EDITH Gabrielli, soprintendente per il Patrimonio storico artistico del Piemonte, come giudica la nuova offerta formativa del liceo d'Azeglio nel settore dei beni culturali? «Proprio in quanto soprintendente, interpreto l'iniziativa come un sintomo culturale. Mi aspetto che proposte di questo genere diano risultati positivi anche sul piano della fruizione e della consapevolezza. E mi aspetto soprattutto da questi giovani l'apprendimento di quel metodo interdisciplinare richiesto già a partire dal dopoguerra, e oggi più che mai, dalla nostra disciplina». Nel programma è prevista la collaborazione della Soprintendenza. Come si attuerà? «Guardi, dal '98 esiste un accordo quadro tra il Mibac e il Miur, che prevede tra l'altro un rapporto stretto tra i servizi educativi delle soprintendenze e gli istituti scolastici. L'educazione al patrimonio, tengoa ricordarlo, si può dare solo in presenza dell'opera d'arte, nel museo. Non basta l'aula di scuola, occorre sviluppare l'attitudine a conoscere direttamente il bene, come sosteneva il grande maestro Giulio Carlo Argan. Quindi siamo disposti a dare il massimo del contributo, offrendo, oltre a incontri in classe, visite guidate sul territorio. Lo facciamo già ora per le residenze sabaude, adesso si potrebbe immaginare un progetto ad hoc con il d'Azeglio. Tanto più che abbiamo le norme che ci indicano la strada. Vorrei però mettere in guardia da un rischio". Quale? «Non ci si deve limitare a presentare l'opera singola, bensì il bene culturale come lo interpretiamo oggi, includendo per esempio anche il cinema. Non solo la Nike di Samotracia o il dipinto del '400, ma il patrimonio in senso allargato. Occorre utilizzare strumenti adeguati, in caso contrario non lamentiamoci poi se non riusciamo ad avvicinare i giovani». ma.pa.