Adesso una delle sculture più preziose del patrimonio siciliano, l'Efebo, conosciuto anche come l'Auriga o Giovinetto di Mozia, torna a casa per non muoversi più, come si augura il direttore del Museo Whitaker, Maria Enza Carollo. La statua sarà ricollocata nel museo dell'isola giovedì, dopo aver viaggiato dalla California, dove è stata esposta al Getty Museum, a Londra, in occasione delle Olimpiadi, fino all'Ohio, per una mostra al Museo di Cleveland. Migliaia i visitatori che hanno potuto ammirare quest'opera, alta circa due metri, che i Cartaginesi, nel 409 avanti Cristo, portarono sull'isola di Mozia dopo che ebbero saccheggiato Selinunte. Poi lo stop imposto dall'assessore ai Beni culturali Sgarlata che ha messo fine ai prestiti delle opere d'arte, con grande stupore degli americani, e il rientro in Sicilia. Ma adesso si apre un'altra questione, che pone l'accento anche sulla frammentazione del patrimonio artistico siciliano: secondo Legambiente infatti il museo di Mozia non garantisce un'adeguata protezione alle opere. «La sala dove si trova il Giovinetto di Mozia - spiega Gianfranco Zanna di Legambiente Sicilia - comunica con l'ingresso edè continuamente soggettaa una sorta di aerosol marino, che certo sulla pietra marmorea dell'opera non ha effetti benefici. La fondazione Whitaker in accordo con l'assessorato Beni culturali sta valutando l'ipotesi di creare una porta di separazione per spezzare questo flusso di aria salmastra e inibirne il contatto diretto con il reperto. Bisognerebbe trovare i soldi in poco tempo, ma la statua sta per essere collocata al suo posto. Perché non ci si è pensato prima?» Risponde la direttrice del museo: «Questo aspetto è al momento allo studio della Soprintendenza di Trapani che si occupa della tutela della statua- spiega Maria Enza Carollo - Inoltre è stata effettuata una perizia da parte di un esperto proveniente dai Musei Vaticani, il quale ha precisato che l'Auriga non subirebbe maltrattamenti per cause ambientali, ma per i continui spostamenti. Due anni fa abbiamo eseguito dei lavori specifici sugli intonaci e abbiamo collocato dei deumidificatori per rendere idoneo il micro clima della sala». Restano comunque insoluti alcuni aspetti importanti. Per esempio: giova alla visibilità di queste opere d'arte, d'eccezionale valore storico-artistico, l'essere dislocate all'interno di vari, piccoli musei sparsi nel territorio, spesso mal collegati con le grandi città? E poi: riescono queste piccole realtà museali ad avere la forza, anche economica, per garantire la tutela dei beni che custodiscono? Riescono a inserirsi in un circuito di promozione nazionale e internazionale? Hanno dei siti internet funzionali per comunicare in modo efficace all'estero?E allora: non sarebbe auspicabile al creazione di un supermuseo capace di conservare e valorizzare al meglio i pezzi pregiati del patrimonio. Un tema che coinvolge, oltre all'Auriga, anche la Dea di Morgantina conservata ad Aidone, la Phiale d'oro di Caltavuturo, anch'essa appena tornata dal tour americano, e custodita all'antiquarium di Himera, il Satiro danzante, in mostra al Museo di Mazara del Vallo e molti altri reperti di grandissimo valore. Secondo lo studio "Cultura e mezzogiorno una nuova strategia per il Paese", avviato da Federculture, le regioni del Sud d'Italia non sono al passo coi tempi. Nonostante posseggano il 48 per cento dei musei, monumenti e aree archeologiche, producono solo il 25 per cento del reddito. Il numero dei visitatori rispetto a una media nazionale è limitatissimo. Nei siti culturali del meridione è stata registrata, nel 2012, un'affluenza di 7,4 milioni di visitatori - solo il 20 per cento del totale nazionale - per un incasso di 28 milioni di euro. «Il flusso turistico del Museo di Aidone per esempio è di 30 visitatori l'anno - afferma Roberto Grossi presidente Federculture - A cosa serve avere teatri o musei se rimangono vuoti? Il Satiro, l'Auriga sono delle attrazioni in tutto il mondo, poi ritornano in Italia ed entrano in un vero e proprio cono d'ombra, perché nessuno o pochissimi vanno a visitarli. Non basta ai musei avere un bell'oggetto d'arte per attirare turismo. Bisogna creare un polo, un consorzio, una fondazione che colleghi tutte le piccole e grandi realtà museali del territorio. Quale sia la formula giusta bisogna stabilirlo sulla base di uno studio dettagliato. Maè certo che attivare azioni congiunte, come è stata fatto a Siena (con la Fondazione Musei Senesi)oa Bologna (l'Istituzione Bologna Musei), o per il Parco dei Castelli Romani, risulta una scelta vincente. Per esempio il Museo di Aidone e il sito della Villa del Casale di Piazza Armerina non dovrebbero farsi concorrenza, ma unirsi in un progetto comune». Potrebbe avere un senso a questo punto, creare un centro museale regionale in cui convogliare tutti i tesori archeologici suddivisi nel territorio siciliano? «Un'opera non può essere a mio avviso sconnessa dal suo ambiente originario - spiega lo storico d'arte Giuseppe Voza, ideatore del Museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa - le radici sono il nostro valore identitario. Non ha senso creare altari dove posizionare opere come corpi morti. Il punto è rendere raggiungibili i musei. Rinnovare l'esposizione, aggiornarla anche attraverso la tecnologia. Proporre validi percorsi didattici. Collegare simbioticamente il museo al territorio, permettendo al turista, al cittadino di effettuare anche un viaggio immersivo nel paesaggio, spesso straordinario. "Non c'è metro quadrato della Sicilia che non sia contemplabile e carico di valori", mi dice sempre uno storico tedesco, che è anche un caro amico». Lo stop ai prestiti d'arte deciso dalla regione non riguarda soltanto il Giovinetto e la Phiale, ma comprende 23 opere fra cui: il Satiro danzante, la Dea e gli Argenti di Morgantina, l'Efebo di Agrigento, l'Annunziata di Antonello da Messina, l'Adorazione dei pastori di Caravaggio, il busto di Eleonora D'Aragona e il Trionfo della Morte. Adesso il Getty Museum di Malibu ha deciso di restituire alla nostra isola un altro importante reperto della sua collezione: la testa in terracotta del dio degli inferi Ade che sarà collocata nel museo di Aidone. Questo straordinario volto barbuto, in argilla policroma di dimensioni pari al vero, è di età ellenistica del IV - III secolo avanti Cristo. Fu trafugato dal sito archeologico di Morgantina alla fine degli anni Settanta e subito venduto illegalmente nel mercato nero delle antichità. Nel 1985 venne acquisito dal museo californiano che adesso ha deciso di restituirlo poiché, al pari della Dea, proveniente da scavi illeciti.