Il colle più alto di Roma contro il colle più celebre della poesia italiana. Il Quirinale «limita» l'Infinito di Giacomo Leopardi e apre la strada a una speculazione edilizia nella zona dove è nato il più bel canto dell'era moderna? All'apparenza sembrerebbe di sì. Rischia di saltare (all'apparenza) il ferreo vincolo di tutela artistico e paesaggistico intorno al colle dell'Infinito. E ciò per la causa intentata da un privato, fra l'opposizione della contessa Anna Leopardi, il Fai e Italia Nostra, ora sconfitti. Il Consiglio di Stato ha dato, infatti, parere favorevole al «ricorso straordinario al capo dello Stato» presentato da una coppia di cittadini recanatesi ai quali era impedita la ristrutturazione di una casa di campagna perché sorge nell'area occhiutamente sorvegliata dalla Sovrintendenza archeologica delle Marche dal 2003, quando inizia la vicenda. Una società immobiliare di Recanati, la «Iniziative Immobiliari», proprietaria di una casale posto a valle del colle dell'Infinito (sotto la statale 77), in posizione non visibile dall'alto, aveva ottenuto la concessione edilizia di ristrutturazione con parere favorevole della Sovrintendenza. «La concessione rispettava la normativa del Piano regolatore del 1997 - afferma l'avvocato Paolo Tanoni, padrone del rudere - ed eliminava una bruttura e un pericolo. La casa era cadente, una vera bruttura, ed era diventata un ricettacolo di extracomunitari abusivi al punto che avevo dovuto chiamare la forza pubblica 3 volte per farli sloggiare. Una volta era scoppiato anche un incendio». Il 18 luglio 2003 però la Sovrintendenza decreta un vincolo totale: divieto assoluto di costruzione sul colle e ristrutturazioni vincolate nell'area che forma il celebre panorama. Forse per garantire meglio la conservazione dei luoghi leopardiani. «E' stata semplicemente una "somarata", o un atto di fondamentalismo ambientalista - replica oggi Paolo Tanoni - E' stato fatto credere che volevamo scatenare chissà quale speculazione edilizia, violentare l'ambiente leopardiano. In realtà volevamo solo il rispetto di un diritto, tanto che siamo disposti a offrire la casa al Comune. E poi i vincoli non possono essere infiniti, estesi fino all'orizzonte visìbile e invisibile. Questo lasciamolo a Leopardi». Comunque subito dopo il vincolo della Soprintendenza parte il ricorso affidato all'avvocato Alessandra Piccinini. «A causa di un errore formale della Soprintendenza abbiamo presentato il ricorso straordinario al Capo dello Stato, come ci consente la legge». Una scelta pratica, perché consente di arrivare in tempi rapidi a un giudizio da parte del Consiglio di Stato (il capo dello Stato si limita, in sostanza, a firmarne la sentenza). A sua volta la famiglia Leopardi, assieme alle associazioni ambientaliste, si rivolgono all'avvocato Giovanni Pallottino di Roma per sostenere la necessità della tutela integrale del colle leopardiano. Ieri, il parere del Consiglio di Stato: «Iniziative Immobiliari potrà procedere alla ristrutturazione. «Ma questo non significa speculazione o che ne ricaveremo una villa - precisa ancora Tanoni - Resta il divieto di costruire a piacimento sia perché il Colle dell'Infinito è sottoposto a tutela paesaggistica dal 1952 sia perché mancano i lotti per edificare». Insomma «sedendo e mirando» nel suo suo ermo colle, Giacomo Leopardi potrebbe «fingersi» ancora «interminati spazi e sovrumani silenzi» e non naufragare in un mare di cemento.