«Vedremo se sono necessarie ulteriori misure» Dopo l'appello lanciato proprio a Padova da Dario Fo nei giorni scorsi, il ministero dei Beni culturali ordina un nuovo sopralluogo alla Cappella degli Scrovegni. Lo annuncia il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, che precisa: «Per ora l'atteggiamento del ministero è di accogliere la tesi della commissione di esperti di fama internazionale coordinata da Ugo Soragni, direttore generale dei Beni culturali e paesaggistici del Veneto, secondo la quale non sono necessari interventi straordinari sul bene in oggetto ma è sufficiente il monitoraggio in atto, da noi predisposto. Ringrazio però Dario Fo per l'interessamento, che ci aiuta a mantenere sotto controllo il patrimonio culturale e ci sostiene nel compito di tutela dello stesso. Faremo dunque un ulteriore sopralluogo alla Cappella degli Scrovegni con i nostri uffici locali, così appureremo se sia indispensabile o meno adottare nuove misure di protezione». La perizia ufficializzata lo scorso maggio dalla commissione aveva certificato: «Allo stato attuale nessuno dei parametri oggetto di rilevazione indica la sussistenza di situazioni tali da richiedere provvedimenti che vadano oltre le ordinarie pratiche manutentive. Questo vale sia per gli aspetti idraulici sia per per quelli che attengono il comportamento statico dell'edificio sia, infine, per quelli afferenti lo stato di conservazione degli affreschi». In realtà l'acqua che allaga la cripta sottostante, ecco il cuore del problema, preoccupa molti studiosi. «L'umidità fa malissimo agli affreschi sentenzia la professoressa Elisabetta Saccumani, delegata del rettore al patrimonio dell'Università di Padova e docente di Storia dell'arte fa uscire sali che li rovinano. Lo so perchè mi sono occupata di tecniche pittoriche: una volta asciugato, un affresco si fissa con il carbonato di calcio ma se c'è umidità, questa interferisce nel processo di calcificazione. Bisogna dunque accertare se l'umidità risale dalla cripta lungo i muri della Cappella». Da qui l'importanza di un ulteriore controllo. «Parliamo di uno dei beni più preziosi e più belli d'Europa, che richiede occhi particolarmente vigili assicura l'onorevole Borletti Buitoni perciò anche se la commissione, composta da nomi autorevoli e attenti, non ravvisa il bisogno di azioni particolari, viste le tante segnalazioni pervenute chiederemo un altro sopralluogo. Prima di parlare di fondi approfondiamo, anche per evitare un balletto di cifre e responsabilità che non serve a tutelare un monumento così prezioso. Ci dev'essere una collaborazione tra le istituzioni, ognuna chiamata a fare la propria parte, oltre a uno spirito di apertura nel ricorrere a nuove competenze, se serve. Le istituzioni locali possono concentrarsi su promozione e valorizzazione dei beni culturali, mentre il compito del ministero è di garantirne la migliore conservazione». Dario Fo ha fatto da megafono all'allarme lanciato da un gruppo di intellettuali guidato dall'ex direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, che avverte: «La situazione è molto più complessa di come è stata descritta. Il sottosuolo è la base di partenza per salvare ogni monumento e non è un concetto semplice, di cui liberarsi con un'alzata di spalle. Sono rimasto sorpreso dell'assenza del Comune di Padova al convegno a tema organizzato al Kunsthistorisches Institut di Firenze. Credo che la presidenza del Consiglio e il ministero dei Beni culturali, insieme al sindaco della città del Santo, dovrebbero nominare una commissione di esperti italiani e stranieri di altissimo livello, come quella insediata a suo tempo da Giulio Andreotti per salvare la torre di Pisa. Ne facevo parte anch'io e dopo anni di studio decidemmo di far chiudere tutti i pozzetti nel raggio di un chilometro dalla torre, perchè ne aumentavano l'inclinazione. Fu decisivo. Perchè non si può istituire una commissione simile per la Cappella di Giotto? E' forse meno importante? Io credo proprio di no». Replica Ivo Rossi, sindaco di Padova: «Non ho nessun pregiudizio, chiunque con spirito libero abbia a cuore il bene in questione deve esprimere la propria convinzione se supportata da dati scientifici inoppugnabili. Ed è la strada che abbiamo sempre seguito. Il momento fondamentale per un confronto tra esperti internazionali può essere il convegno da noi organizzato per i prossimi 25 e 26 marzo. Sarei felice se vi partecipasse anche Dario Fo. Vorrei che nella città di Galileo si discutesse non per principio di autorità ma in base alla verificabilità delle cose».