Vendola: «Il sovrintendente? Non faccio nomi, penso al progetto» BARI «Penso che sia ora di iniziare seriamente a confrontarsi su cosa dev'essere il teatro Petruzzelli oggi, su quali sfide lo attendano in questi anni difficili, sulle ambizioni che noi baresi e noi pugliesi pensiamo di avere rispetto ad esso. Francamente, il tono di certe discussioni, il balletto dei nomi del toto-sovrintendente o l'appello campanilistico a scegliere nomi pugliesi o comunque legati al territorio, non mi appassionano. Mi sembra tutto già visto, inutile e molto provinciale». Il presidente Vendola mette subito in chiaro che dal nostro incontro sulla rinascita dell'ente lirico, a poche ore dalla nomina del maestro Gioacchino De Padova nel consiglio di amministrazione del Petruzzelli, non verranno fuori indiscrezioni o altre investiture. Piuttosto, un orizzonte da perseguire, una concezione del teatro e del suo rapporto con il territorio da condividere con gli altri soci della Fondazione. La piattaforma da cui ripartire per fare del Petruzzelli, di nuovo e finalmente, un grande teatro. Allora presidente, il momento è molto delicato. Si tratta di tornare alla normalità dopo due anni di gestione commissariale, proprio mentre nel mondo della lirica italiana sta per cambiare tutto. «Infatti, è per queste ragioni che non dobbiamo pensare di fare passi indietro su nessun fronte. Il commissario Fuortes ha lavorato egregiamente, dimostrando che si può gestire un teatro lirico avendo attenzione sia alla qualità delle produzioni che all'equilibrio dei bilanci. In generale, credo che dal momento della restituzione del Petruzzelli alla città, nel 2009, a oggi, si possa tracciare una linea positiva di sviluppo delle potenzialità artistiche del teatro barese. Ora bisogna fare il salto di qualità». In che senso? «Nel 2014 non si può pensare che un teatro lirico possa essere solo un magnifico museo della tradizione. Oggi un teatro lirico, per poter conservare nel modo migliore la tradizione che ha alle spalle, deve saper innovare. Io penso al coraggio del "nuovo" che i baresi hanno avuto in molti momenti della loro storia. Ad esempio, per quanto riguarda il teatro, con l'investimento diretto effettuato dalla giovane borghesia cittadina nella sua costruzione tra fine Ottocento e primi del Novecento, e poi nella gestione, affidata a un impresario (Antonio Quaranta, ndr.) colto, cosmopolita, che era insieme un appassionato di lirica e un imprenditore dello spettacolo. Altro momento di grande coraggio e apertura è stato quello degli anni Ottanta, quando il Petruzzelli è diventato un teatro famoso a livello internazionale, un teatro europeo a tutti gli effetti, che coltivava la contaminazione dei generi e delle forme di spettacolo: la lirica, la danza, la musica, ma anche i nuovi linguaggi della scena». Quelli però erano anni di abbondanza sul piano dell'investimento pubblico in cultura. Oggi le risorse sono molte di meno. «Questo è vero, ma proprio per questo dobbiamo costruire un Petruzzelli capace di produrre e di vendere le sue produzioni, di creare una rete virtuosa di scambi con altre strutture, sia a livello internazionale che sul territorio. Un teatro che sappia mettere in campo grandi progetti e un po' dei talenti che sono cresciuti in questi ultimi anni nella nostra Puglia, anche in altri settori, intorno all'attività di Puglia Sounds, Apulia Film Commission, Bifst. Un teatro che sappia rinnovare profondamente il suo pubblico e i suoi interlocutori. Nominare in cda un musicista, un maestro di conservatorio come De Padova che ha anche esperienze e conoscenze amministrative, è stato in questo senso un segnale che abbiamo voluto lanciare: in questo momento non ci servono le discussioni in politichese, abbiamo bisogno del talento e della passione di chi vive di musica e di teatro». Presidente, lei parla come se il nuovo consiglio di amministrazione avesse una lunga vita davanti a sé, mentre sappiamo che sia il cda che sta per insediarsi sia il sovrintendente che sarà nominato subito dopo, avranno a disposizione un orizzonte temporale limitato. Entro il 2014 dovranno passare la mano ai nuovi organismi di governo introdotti dal decreto Valore del ministro Bray. «Ma questo non esclude che si possano mettere le basi del futuro, se si lavora con il giusto spirito. Lo stesso sovrintendente nominato oggi potrebbe restare anche dopo. Facciamo un patto per la rinascita, tutti noi soci della Fondazione, mettiamo a frutto le opportunità che la crisi ci offre; sarebbe bello porre le basi di un distretto dei teatri, come a Berlino. La Fondazione può esserne il motore, è un compito che ha inscritto nella sua ragione sociale che parla di Fondazione lirica Petruzzelli e Teatri di Bari: sono quattro nel giro di un chilometro, contando il Kursaal, il Piccinni, il Margherita. E possiamo coinvolgere altre strutture, come l'Auditorium Nino Rota o il grande parco culturale dell'ex caserma Rossani, quando saranno pronte». A dire il vero stiamo parlando di teatri e sale chiuse, in questo momento. «E' vero, ma il Kursaal riaprirà entro il 2014; la progettazione dei lavori di restauro è molto avanti, ce la faremo. Così come spero che Piccinni e Auditorium non vadano per le lunghe. Il resto seguirà. Quando questo sistema sarà a regime, la vita culturale di Bari e della Puglia cambierà completamente». Presidente, con quali risorse si potrà realizzare il nuovo corso della Fondazione? Comune e Provincia hanno appena ridotto i loro contributi annuali a una cifra pressoché simbolica (200 mila euro, ndr.). «Il Comune sa benissimo che il Petruzzelli è parte dell'identità di questa città, anzi è il suo biglietto da visita. Sono convinto che quando il nuovo cda s'insedierà il Comune saprà prendere e rispettare i suoi impegni».
Il Bari. Petruzzelli non sia un museo ma il teatro dell'innovazione
Il presidente Vendola ha incontrato il sovrintendente del Teatro Petruzzelli per discutere della rinascita dell'ente lirico. Il sovrintendente ha espresso la sua volontà di fare del Petruzzelli un grande teatro, innovando e sperimentando nuove produzioni. Ha anche sottolineato l'importanza di coinvolgere la giovane borghesia cittadina e di creare una rete virtuosa di scambi con altre strutture. Il sovrintendente è stato nominato dal nuovo cda, che ha anche espresso la sua volontà di lavorare con il giusto spirito per mettere le basi del futuro.
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