L'imperatore acciaccato è stato deposto. Detronizzato dopo 155 anni di silenzioso governo nel cortile d'onore, sollevato di peso da un gru e temporaneamente nascosto. Pronto per la sala operatoria. Napoleone è in attesa del lifting. In questi giorni è iniziata la fase più delicata del processo di restauro al «Napoleone come Marte Pacificatore», il capolavoro di Antonio Canova sistemato nel 1859 all'ingresso della Pinacoteca (dopo un'apparizione al Palazzo del Senato), maestoso omaggio al sovrano che nel 1809 aveva fondato la Real Galleria di Brera. L'effetto è uno sconvolgimento delle abituali coordinate da cartolina. Il paesaggio di Brera è monco. Come nel trucco della sparizione inscenato da un illusionista. Per la Grande bellezza milanese. Era nei piani fin dall'allestimento dei cantieri, il 30 settembre scorso. Per più di tre mesi i restauratori hanno accarezzato la scultura con i tamponi imbevuti di solvente. Il butil acetato ha scrostato la vernice nerastra e restituito alla figura il suo colore «naturale» (verde malachite). Un restyling certosino. Scientificamente diretto dal Cnr e dall'Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali. La seconda fase è appena partita. Il gigante di Canova oltre 4 metri d'altezza per 2 tonnellate e mezzo di peso è stato protetto nel cortile e a breve sarà ricollocato in un laboratorio trasparente (vetro sintetico) per la nuova sessione di cure. Davanti agli occhi dei visitatori. Il progetto, promosso dalla Soprintendenza e dell'associazione Amici di Brera, è stato finanziato da Bank of America Merrill Lynch con 221 mila euro. «Esposto agli agenti atmosferici, il manufatto ha subito un'alterazione nei materiali e nella staticità», ha spiegato la soprintendente Sandrina Bandera. Nel piede destro di Napoleone sarà introdotta una sonda per rintracciare ed eliminare eventuali tracce di ferro d'armatura. Il difetto posturale del Bonaparte sarà corretto.