Dopo la trasferta all'Olimpiade di Atene, dopo altri due anni in giro per il mondo, dopo essersi mostrato ai visitatori dell'Olimpiade di Londra, agli americani di Cleveland e Los Angeles, il giovinetto di Mozia torna in Italia, atterra oggi a Malpensa, pronto a salpare su camion e nave da Genova per la sua Sicilia, diretto giovedì finalmente da Palermo verso la piccola preziosa isola dove fu trovato scavando fra i vigneti nel 1968. Ma al posto di una gran festa in Sicilia scoppia la guerra perché in tanti sono pronti a tirare il manto pieghettato sui muscoli a questo auriga di 2.500 anni fa, bello come un Apollo, pur di fargli fare un'altra sosta fuori casa, a Marsala, nel Baglio Anselmi, un piccolo museo ad appena cinque chilometri da Mozia. E scattano per questa guerra di campanile le proteste nell'isoletta dello Stagnone con le saline sulla costa e i barconi a fare avanti indietro per i turisti verso il paradiso acquistato nei primi del Novecento da Giuseppe Whitaker, un colto collezionista, una passione per l'archeologia. Proteste roventi con l'intero vertice del Fondazione Whitaker che tuona contro «questa scelta sconsiderata maturata per gentile concessione dell'assessorato regionale ai Beni culturali», come dicono e contestano due componenti del consiglio di amministrazione, Renato Albiero e Fabio Virdi: «Non siamo nemmeno stati avvertiti di quest'ennesimo scippo. Col rischio che la nostra preziosa statua si fermi ancora chissà per quanti mesi fuori Mozia moltiplicando i danni finora subiti». Si fanno già rapporti e conteggi su trasferte e crollo dei turisti, come conferma Enza Carollo, segretario generale della Fondazione: «Persi 200 mila euro all'anno. Chi arriva davanti alle barche si informa e non parte per l'isola. La Regione pensava di mandare in giro per il mondo questo gioiello per accendere interesse e fare approdare turisti da Londra o Los Angeles. Nemmeno uno». E considerano una sonora beffa perfino il lungo prestito al Paul Getty Museum di Los Angeles che in cambio avrebbe restaurato un'incrinatura al capo. «Uno schiaffo all'Italia» per Albiero e Carollo perché sono certi che «non ci sarebbe stato bisogno di restauratori americani».