La lettera del Coni trentino a tutti i consiglieri provinciali (con la richiesta di valorizzare il mondo sportivo) e le ricorrenti quanto stantie polemiche sulle ricadute degli investimenti culturali, in particolare riguardo al Mart di Rovereto, a ben guardare nascondono un retroterra comune: negli anni in cui le sue casse traboccavano di soldi, la Provincia ha prestato molta attenzione, forse troppa, alle opere, trascurando o quasi le persone. È un po' quello che fanno certi genitori abbienti per dedicarsi agli interessi preferiti: colmano di regali i figli, senza dedicare loro il tempo necessario, cosicché i ragazzi in genere diventano viziati, incapaci di sfruttare al meglio le proprie potenzialità, oppure infelici perché non riescono a far capire a mamma e papà che il denaro non compra ogni bisogno. Nel mondo dello sport, la realtà è evidente. Piazza Dante ha disseminato impianti sportivi in tutto il Trentino (sono 1.693 quelli censiti dal Coni), non sempre rispondendo a criteri di oculatezza; in più, la gestione di tanta ricchezza pare suscitare qualche dubbio se si chiede che le varie strutture vengano messe in rete. Non basta. Da un lato il Coni denuncia come «molto spesso» la competenza degli assessori allo sport sia scarsa, dall'altro lamenta un eccesso di «adempimentalismi e proceduralismi», ossia una burocrazia che appesantisce inutilmente l'impegno del volontariato. Dulcis in fundo: la Provincia affida le pratiche dello sport a un mero «ufficio» anziché a un servizio. Insomma, ora che i soldi iniziano a calare, ci si rende conto che non sono tutto: è possibile razionalizzare l'uso degli impianti e aiutare le società facendo in modo che non debbano perdere tempo nelle scartoffie, mentre il settore potrebbe essere meglio amministrato politicamente e amministrativamente. Lacune antiche, finora coperte dal suono della moneta. Veniamo adesso alla cultura, specificamente al Mart. Da quando è stata aperta la sede di Rovereto, il museo ha dovuto subire l'accusa di non produrre adeguate ricadute sul territorio. È una sorta di mantra ciclicamente recitato. Bene: alle 18 di venerdì scorso alla biglietteria di corso Bettini c'era ancora la fila e alle 20 le sale erano piene, perlopiù di turisti paganti. Compito del Mart, chiedo, è attrarre visitatori (come sta facendo pure dopo il taglio delle risorse a disposizione) o di preoccuparsi che essi vadano nei ristoranti, nei bar, negli alberghi, nei negozi della zona? Il Mart è nato anche, se non soprattutto, come antidoto alla crisi che al tempo si era abbattuta sull'economia industriale roveretana. Si è data una risposta (intelligente) con i mattoni ben disposti dall'architetto Botta e dall'ingegner Andreolli, ma la città non è stata educata a sfruttare tale patrimonio. Non spetta infatti a un'istituzione culturale procurare affari alle imprese: devono essere queste ultime a individuare gli strumenti giusti per attirare clienti, magari banalmente tenendo le porte aperte quando c'è tanta gente (e non chiuse come qualcuno ha fatto ieri con la città affollata) oppure con un'offerta di beni e servizi calibrata sulla tipologia dei potenziali acquirenti che si trovano nei paraggi. La morale di questi due esempi è chiara: la spending review potrà non avere conseguenze drammatiche solo se sarà accompagnata da una necessaria rivoluzione culturale nel mondo politico come nella società civile.
Trentino. I mattoni non sono tutto
La Provincia del Trentino ha prestato molta attenzione alle opere, trascurando le persone. Nel mondo dello sport, la realtà è evidente: impianti sportivi in tutto il Trentino, non sempre rispondendo a criteri di oculatezza. La gestione della ricchezza suscita qualche dubbio. Il Coni denuncia scarsa competenza degli assessori allo sport e eccesso di adempimentalismi. La Provincia affida le pratiche dello sport a un mero ufficio anziché a un servizio. Nel settore della cultura, il Mart di Rovereto è stato accusato di non produrre adeguate ricadute sul territorio. Il museo ha dovuto subire l'accusa di non produrre adeguate ricadute sul territorio.
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