Il premio Nobel: «Troppa disattenzione da parte di chi amministra» PADOVA Un vero e proprio ciclone. E' quello scatenato, a Padova, dal premio Nobel Dario Fo, a proposito dello stato di salute della Cappella degli Scrovegni e delle infiltrazioni d'acqua presenti nella cripta del monumento, che metterebbero in pericolo la conservazione delle pareti affrescate da Giotto. L'artista lombardo, che in questi giorni si trova in città per portare in scena la sua ultima fatica («In fuga dal Senato», oggi alle 17 al Gran Teatro Geox di corso Australia), è stato protagonista ieri di un lungo incontro con la stampa, durante il quale non ha affatto adoperato mezzi termini. Anzi. «Da parte di chi amministra il Comune - ha sottolineato il maestro - vedo troppa leggerezza, troppa disattenzione, troppo minimizzare, troppa sottovalutazione del problema. Insomma, gli stessi comportamenti che precedettero la tragedia del Vajont. E tutti sappiamo bene come allora andarono a finire le cose». Parole pronunciate da Fo all'Hotel Milano, alle porte di Padova, dove, prima che l'artista 87enne cominciasse vigorosamente ad esporre le sue ragioni circa la Cappella, si è presentato, a sorpresa, il vicesindaco reggente Ivo Rossi: «Eccolo qua, proprio lei cercavo - è sbottato il maestro, di fronte a taccuini, fotografi e telecamere - Mi avete proprio trattato come una m...». Uno sfogo dettato da alcune dichiarazioni espresse nei suoi confronti, l'altra mattina, dall'assessore comunale alla Cultura, Andrea Colasio: «Imbarazzante, ridicolo, pietoso - aveva scandito quest'ultimo riguardo l'allarme sul monumento di Giotto lanciato da Fo, venerdì scorso, in un'intervista al Corriere del Veneto - Il classico intervento di chi non sa nemmeno di cosa parla». «Quando si ha il terrore di non avere argomenti validi da portare all'interno di una discussione - ha replicato l'artista a Colasio - si provvede ad insultare e denigrare il prossimo. Complimenti». Il vicesindaco reggente, dal canto suo, ha subito cercato di gettare acqua sul fuoco: «Maestro, non si preoccupi. Da parte nostra, infatti, esiste la massima cura nei confronti della Cappella, che è forse l'opera più preziosa che la nostra città possiede - ha spiegato Rossi - E, proprio per questo, abbiamo organizzato un convegno internazionale, che si terrà il 25 e 26 marzo prossimi nell'Aula Magna della nostra Università e al quale la invito con molto piacere». Frasi che, se possibile, hanno ulteriormente fatto imbufalire il premio Nobel: «A febbraio dell'anno scorso, al Kunsthistorische Institut di Firenze, si è svolta un'intera giornata di studi, con i massimi esperti mondiali, proprio riguardo il problema dell'acqua nella cripta ed i suoi possibili effetti tragici sugli affreschi di Giotto - ha ricordato Fo, evidentemente ben informato dai promotori di quell'evento, i professori Salvatore Settis e Chiara Frugoni - Per quale motivo il Comune di Padova decise di non partecipare? Forse perché era meglio non sentire, e far finta così che non esistessero, le voci critiche che si levavano a proposito dello stato di salute della Cappella? Mi spiace che i relatori di quella giornata siano stati trattati da voi come dei Baluba, degli ignoranti calati dalle montagne, delle persone venute dalla luna». Termini forti, forse troppo. Tanto che il vicesindaco reggente ha preferito, a quel punto, salutare il maestro e lasciarlo in compagnia non solo dei cronisti, ma anche del deputato padovano di Sel, Alessandro Zan, del presidente della Commissione Cultura in municipio, Giuliano Pisani, e di alcuni associati de «Gli Amissi del Piovego», tutti d'accordo nel sostenere come il Comune, ieri con l'allora sindaco Flavio Zanonato e oggi con Rossi, stia sottovalutando il caso di Giotto. Da registrare che, al termine del suo sfogo, il premio Nobel ha seccamente chiarito di non appoggiare alcun candidato in vista delle Primarie che si svolgeranno in città il 2 febbraio prossimo ed in cui si sfideranno proprio Rossi e Zan (oltre all'altro democratico Claudio Piron ed al civico Francesco Fiore): «Provo orrore per chi mi tira per la giacchetta, da una parte e dall'altra, per ragioni politiche. A me - ha scandito Fo - delle vostre Primarie non frega un c...». Amen.