VENEZIA Bruno Barel, avvocato del foro di Treviso e professore di Diritto europeo dell'Università di Padova che a lungo si è confrontato con la legge Urbanistica e le tre edizioni del Piano Casa, ne è convinto: «Lo scontro tra poteri minacciato dai sindaci, questo litigio infinito sulle competenze che può sfociare in un lungo e complicato contenzioso davanti ai giudici, non farà bene né ai Comuni né alla Regione né al Veneto ed ai veneti. La legge è perfettibile, è vero. Ma la querelle a cui stiamo assistendo, spiace dirlo, dà solo qualche ragione in più ai forconi sulle strade. E' l'esempio della politica ripiegata su se stessa, paralizzata». Dicono i sindaci che questa terza edizione del Piano Casa stravolgerà i paesi e le città, distruggendo il territorio. «Forse Gian Antonio Stella non aveva tutti i torti quando qualche giorno fa, ad Asolo, disse che questa legge guarda più al passato che al futuro, che è un po' vecchia. In effetti la vera rivoluzione si compirà con un altro provvedimento, già in discussione in consiglio, dedicato allo stop al consumo del suolo ed alla sua rigenerazione. Ma di quello nessuno ne parla, l'attenzione è zero». Magari se ne discuterà una volta che sarà approvato. Stiamo al confronto di questi giorni. E' vero che il Piano consente la modifica della destinazione d'uso dell'immobile? «E' vero ma questo punto va chiarito perché sta ingenerando un po' di confusione, forse anche per via della norma, che è scritta piuttosto male. C'è una previsione generale che consente il cambio di destinazione purché questa sia ammessa dalla disciplina edilizia di zona e, visti i precedenti articoli, rispetti tutti i vincoli a tutela dell'immobile. A questa previsione, peraltro già presente nella seconda edizione del Piano, se n'è aggiunta una seconda, tassativa, che riguarda gli edifici dismessi o in via di dismissione oggetto di rigenerazione. Non è vero quindi che da domani chiunque potrà tramutare la sua casa in un bedbreakfast con uno schiocco di dita». Si cementificheranno le aree verdi? «Il Piano rispetta le destinazioni urbanistiche date dai Prg e dai Pat, per cui le zone agricole restano inedificabili. Con un'unica eccezione, anche qui: gli edifici che, pur in zona agricola, hanno destinazione residenziale e quelli "funzionalmente destinati alla conduzione del fondo". Sono quindi esclusi altri volumi, come fienili, garage, tabià o baracche varie. La ratio sta nella volontà di equiparare chi vive nei campi da chi vive in città, dando a tutti le stesse opportunità». La possibilità di espansione in altezza, fino al 40, cambierà la skyline del Veneto? «Questa norma è stata pensata per favorire la densificazione abitativa, risparmiando suolo vergine. Comunque si deve distinguere: a Venezia sarà difficile alzare chissà che torri perché oltre ai limiti del codice civile restano validi i vincoli storici e paesaggistici, il che esclude praticamente tutti i centri storici delle nostre città. A Marghera, invece, la previsione potrà realizzarsi, anche se non credo con grandi fortune. Spaventa la crescita dei palazzi: ma lei ha idea di che tipo di revisioni statiche vanno fatte per alzare 2, 3 o 4 piani? Praticamente va demolito e ricostruito il condominio. Più facilmente la norma troverà applicazione su villini e sottotetti». A proposito di vincoli: esistono casi in cui questi vengono derogati dal Piano? «No. Di fatto tra vincoli storici, paesaggistici, idraulici e sismici gli ampliamenti, anche con il Piano Casa, assomigliano ad una corsa ad ostacoli». I centri storici, dunque, non saranno sfiorati? «Anche qui c'è un'eccezione: gli edifici privi di grado di protezione, ovvero con grado di protezione di demolizione e ricostruzione, di ristrutturazione o sostituzione edilizia, di ricomposizione volumetrica o urbanistica. In sintesi: non tutto, in centro storico, è bello; ci sono anche tante porcherie, costruite tra gli anni '60 e '70. Perché quelle non si dovrebbero migliorare?». E la celeberrima norma che permette di ampliarsi «fino a 200 metri di distanza»? Non è un escamotage per qualche furberia? «Si tratta di uno degli aspetti più scivolosi della legge, penso che potrebbe essere migliorato e reso più chiaro dopo un confronto tra la Regione e i sindaci. Penso sia stato introdotto per consentire l'applicazione dei bonus anche in presenza delle fasce di rispetto, come quelle stradali, comunque ritengo che l'obbligo di risultare proprietari del lotto su cui si va a costruire al 31 ottobre 2013 sia un argine piuttosto forte contro la speculazione». Lei auspica un «confronto» ma certo aver messo in fuorigioco i Comuni in questa partita, sin dal fischio d'inizio, non è stata una gran mossa da parte della Regione. «Forse sarebbe stato meglio coinvolgerli maggiormente, evitando le strumentalizzazioni, ma attenzione perché i Comuni conservano poteri enormi. Ad esempio possono porre vincoli sugli edifici, ovviamente assumendosene la relativa responsabilità, e così facendo sono in grado di bloccare tutto. Oppure pensiamo alla demolizione con ricostruzione, fattispecie con il bonus più rilevante (fino all'80, ndr.): questa deve essere finalizzata "al perseguimento degli attuali standard qualitativi architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza". Chi lo decide se questi sono rispettati? Gli uffici tecnici dei Comuni. Insomma, si può dire no semplicemente perché l'intervento è ritenuto "brutto"». Potrebbe non essere necessario. In molti uffici stanno piovendo delibere che ordinano il boicottaggio del Piano, a prescindere. «Questo è un aspetto giuridicamente molto scivoloso. Siamo certi che le delibere in questione mettano al riparo i dirigenti dalla responsabilità penale che deriva dall'omissione di un atto d'ufficio, dovuto per legge? E che il livello superiore non rischi di incorrere in un'istigazione a delinquere? Non vorrei che qualcuno pensasse di combattere una battaglia politica, mandando però in prima linea i poveri funzionari...»
Veneto. Il Piano casa La legge e i nodi da sciogliere
Bruno Barel, avvocato e professore di Diritto europeo, critica la terza edizione del Piano Casa, che prevede la modifica della destinazione d'uso dell'immobile. Afferma che la legge è "più al passato che al futuro" e che potrebbe ingenerare confusione. Barel sostiene che la norma consenta la modifica della destinazione d'uso dell'immobile, ma che questo punto debba essere chiarito. La legge prevede la possibilità di espansione in altezza fino al 40, ma Barel afferma che questa norma è stata pensata per favorire la densificazione abitativa e non per cambiare la skyline del Veneto.
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