Il ministro ai Beni culturali celebra l'acquisto del real sito borbonico. Alla festa con la vedova e i figli del custode volontario morto a Natale CARDITELLO Il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, fa il suo ingresso a Carditello sommerso da una valanga di applausi, abbracciato dalla gioia contagiosa dei bambini delle scuole locali e dei tanti volontari che hanno avuto il merito, assieme al compianto Tommaso Cestrone, l'angelo di Carditello, scomparso improvvisamente lo scorso Natale, di aver difeso dai saccheggi il complesso monumentale borbonico restituito alla sua dignità di bene pubblico. Ma la principale preoccupazione di Bray, per ora, è rappresentata dalle dimissioni fioccate nel consiglio di amministrazione del Teatro San Carlo per la mancata adesione al decreto Valore Cultura: «Sono preoccupato, certo dichiara amareggiato il ministro perché il San Carlo è importante come Carditello e Pompei. E se non riusciamo a dare risposte giuste, in circostanze che invece lo esigono, accade ciò che è avvenuto qui per decenni. Invece occorre dare fiducia, come abbiamo fatto a Carditello, restituendo occasioni di entusiasmo popolare e recuperando il profondo rispetto per i beni di tutti, giacché molto spesso i cittadini sono migliori di chi, rappresentandoli, fa delle scelte non del tutto adeguate». Il ministro lascia intendere che aspetterà ancora qualche giorno prima di procedere alla nomina di un commissario per il Massimo napoletano, volendo verificare se vi sono i margini per il ritiro delle dimissioni da parte dei rappresentanti istituzionali nel cda. E ritorna a Carditello: «Qui aggiunge la gente non chiedeva nulla di particolare, ma soltanto che si avesse cura della loro storia e del loro territorio. Del resto ho la sensazione di aver fatto davvero poco, di essere stato solo un piccolo anello di congiunzione tra le istanze dei cittadini e le istituzioni». Bray, prima di arrivare nella tenuta borbonica, ha fatto visita alla famiglia Cestrone, riuscendo poi a convincere la vedova e i figli del volontario scomparso a seguirlo e a partecipare alla festa. In centinaia sono accorsi per brindare alla futura vita del Casino reale, facendo rivivere per qualche ora, sul prato assolato, le fulgide atmosfere ritratte da Jacob Philippe Hackert nelle sue vedute e negli affreschi. Peppe Pagano, della Nuova cucina organizzata è commosso: «Oggi è il giorno della vera rivoluzione - esulta -: immaginate se Carditello fosse stato un luogo funzionante di delizie. Oggi non sarebbe circondato da discariche e da piramidi di rifiuti tutto intorno. È riconoscendo la preziosità di un bene pubblico come questo che si riconosce dignità a un territorio». Persino don Maurizio Patriciello, il parroco della Terra dei fuochi, ringrazia Bray: «Quando occorre protestare gli dice è giusto che ciò avvenga. Ma oggi sono qui per ringraziarla». L'unico esponente della Regione è l'assessore all'Agricoltura, Daniela Nugnes: «Il mio sogno - confessa - è trasferire qui il dipartimento di Agraria e quello di Veterinaria. Occorre recuperare l'allevamento del cavallo persano, che in questo contesto nacque grazie ai Borbone». Un gruppo di neoborbonici, con tanto di bandiera e stemma, inneggia al risarcimento ottenuto dalla bistrattata identità territoriale. Il preside di Architettura della Sun, Carmine Gambardella, illustra un voluminoso progetto per il restauro: «Si chiama Smart Territories ed è stato curato da me, dai docenti Gianluca Cioffi, Riccardo Serraglio e Gilda Emanuele. Prevede l'allocazione di un centro di ricerca per biotecnologie, con tanto di laboratori e residenza per ricercatori. Il costo per i lavori di restauro? Calcoliamo circa 16 milioni di euro. Per il completamento della ristrutturazione, invece, occorreranno oltre 40 milioni». Per il momento, il ministro Bray fa sapere di aver stanziato i primi 3 milioni per proseguire i lavori di somma urgenza, dato che oltre il corpo centrale del fabbricato - i cui lavori di recupero costarono 5 miliardi di lire solo pochi anni fa - il rimanente sessanta per cento è tutto da rifare, a cominciare dalle coperture e per finire ai torrioni pericolanti. «Con i fondi europei della prossima programmazione e le risorse nazionali - dice il direttore regionale dei Beni culturali, Gregorio Angelini - non dovremmo avere problemi». Ma il condizionale, dopo tante ferite, minaccia di bruciare le poche certezze appena riguadagnate.