Gentilissima signora Crespi, mi sembrava che, invocato da più parti l'intervento del cardinale Scola perché dicesse la sua nella disputa sui nuovi ascensori del Duomo, fosse quasi d'obbligo ricordare che proprio Carlo Borromeo ha dettato le istruzioni in materia di edilizia ecclesiastica cui un nuovo campanile dovrebbe corrispondere, in tutta l'Europa cattolica e di certo anche qui a Milano, una città dopotutto gelosa del suo rito ambrosiano, un rito preservato con cura dai tempi del suo primo grande vescovo Ambrogio, ed è difficile accettare che la Chiesa di Roma quella religiosa e quella secolare abbiano titolo per suggerire alla Veneranda fabbrica come comportarsi. Ma Duomo e piazza sono, non dimentichiamolo, l'esito della volontà e delle risorse dei cittadini ambrosiani, ed è quindi anche di quanto hanno ragionato e sperato e sognato i milanesi che vorremmo tenere conto. Il sogno di erigere una torre nella piazza del Duomo ha lontane radici, ed era maturato, nell'ambito secolare, cent'anni prima delle Istruzioni di Carlo Borromeo, quando Filarete disegnava per Francesco Sforza una città ideale, la Sforzinda, al cui centro dispone la piazza della cattedrale e in mezzo di detta piazza una torre, fatta a mio modo, alta tanto che per essa si discernerà il paese, e dove sarebbe possibile salire con rampe elicoidali persino a cavallo. Del resto una simile torre o campanile che sia lo possedevano gloriosamente Pisa, Firenze, Venezia, e dunque il sogno di costruirne una anche a Milano, non era affatto fuori di luogo, e non è fuori luogo riprenderla oggi: e se anche sono passati cinquecentocinquant'anni dai tempi di Filarete, non sarà mai troppo tardi: dopotutto anche piazza del Duomo l'abbiano realizzata nel 1865 centocinquant'anni dopo il Campo di Siena. Che poi la Veneranda fabbrica intenda far pagare un biglietto mi sembra un progetto giudizioso, con tutta la manutenzione della quale il Duomo ha continuamente bisogno: e poi, a quei due visitatori che nel 1517 sono saliti sul tetto del Duomo per ammirare la città dall'alto comparandola con Parigi, sospetto sia stato chiesto di acquistare almeno un'indulgenza: non ho beninteso riscontri, ma in quello stesso 1517 un frate agostiniano avanzava a Wittemberg durissime critiche alla Chiesa per la troppo diffusa pratica di vendere indulgenze in ogni occasione, e magari l'ascesa su tetto del Duomo era una di quelle.