"Semo venuti già formati". Anche se lo slogan suonerà un po' troppo romanesco per i non romani, la manifestazione dei precari professionisti dei beni culturali davanti al Pantheon a Roma, raccolta sotto la dicitura 500no, ha raggiunto l'obiettivo. Protestano contro il bando per 500 stagisti inserito nel decreto Valore cultura dell'agosto scorso. In piazza sono arrivate da tutta Italia oltre 500 persone: restauratori, archeologi, storici dell'arte, bibliotecari, archivisti, e hanno aderito pure teatri occupati come il Valle e quelli di Venezia, Napoli e Pisa. BRAY ADERISCE, SCATTANO POLEMICHE Per la prima volta oltre 40 associazioni del settore hanno manifestato insieme e gli organizzatori si dicono più che contenti e lo considerano un primo passo. Buona parte della protesta è corsa molto via Twitter e al riguardo suscita qualche polemica tra i manifestanti un tweet del ministro per i Beni culturali Massimo Bray che recita: « Condivido la protesta dei professionisti della cultura per i blocchi alle assunzioni e mi impegno a portare le loro ragioni al Governo». «Abbiamo raggiunto l'obiettivo di essere 500 persone. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana - spiega Salvo Barrano, presidente della Associazione nazionale archeologi (Ana) - i lavoratori della cultura e dei beni culturali scendono compatti e uniti in piazza perché le ultime misure del governo, a partire dal bando '500 giovani nella cultura', annunciate come un'inversione di tendenza nella gestione delle politiche culturali, sono apparse come un insulto alla dignità dei lavoratori e dei professionisti: non si può prevedere, dopo avere annunciato lavoro, un semplice stage, per giunta per 5 mila euro lordi annui. Si tratta di una beffa». Andrea Cipriani, presidente di Ragione del restauro, si rallegra: «È la prima manifestazione in cui hanno aderito oltre 40 sigle dal teatro ai restauratori agli storici dell'arte, è un segnale bello e forte, è un germoglio. Spero che l'unità tra sigle diverse che qui si è trovata per la prima volta prosegua e serva a cambiare le cose. Forse dobbiamo dettare noi le politiche culturali». E il tweet di Bray? «Sì, fa molto piacere che aderisca però bisogna distinguere i ruoli, protestiamo anche contro di lui, contro le politiche del suo ministero, contro il suo bando. Se non è d'accordo che deve fare? Deve dimettersi? Protestiamo contro di lui e lui concorda? Sappiamo del blocco delle assunzioni, sono le politiche del ministero stesso a essere sbagliate. Trovo molto politico il suo tweet». E chiosa: la situazione dei restauratori è drammatica: «I pochi restauri disponibili vanno a grandi ditte, il tessuto del restauro è fatto di piccole e medie imprese, spesso ditte individuali, che mai come ora sono sull'orlo del baratro. Per non dire del fatto che non veniamo riconosciuti come professione: aspettiamo da 10 anni il riconoscimento la qualifica professionale». «Il ministro ha tre modi per concordare con noi commenta Barrano - Garantire a breve il pieno riconoscimento ai professionisti e impegnarsi affinché la legge venga approvata; indire un nuovo concorso per i beni culturali; terzo, ritirare il bando, rifacendone uno nuovo totalmente e diverso che non preveda un tirocinio o stage ma buona occupazione, altrimenti la sua adesione sembra beffarda. Vogliamo il ministro al nostro fianco nei fatti, non solo nelle parole». Tra le sigle, hanno aderito, Assotecnici, Cia - Confederazione italiana archeologi, l'associazione Bianchi Bandinelli, Cgil, Uilpa, il sindacato dei traduttori, il Teatro Valle occupato, l'Angelo Mai Altrove di Roma e molti altri. Un buon segnale. E non è da sottovalutare né da ignorare con un'alzata di spalle.